ULTIME NOTIZIE e COMUNICATI


La RAI è un bene del Paese non proprietà privata del Premier

La mancata nomina del Presidente dell’Azienda RAI è l’ennesimo atto di prevaricazione nei confronti dei cittadini utenti. Le prerogative della legge Gasparri che danno al Ministro del Tesoro la responsabilità della nomina, non giustificano in nessun modo ritardi clamorosi e soprattutto pericolosi per l’Azienda e per la comunicazione pubblica in generale. Ancora una volta, rivolgiamo un caloroso appello alla pubblica opinione nazionale affinché si mobiliti e rifletta seriamente sul bisogno di una comunicazione pubblica libera ed indipendente. La RAI è un patrimonio del nostro Paese ed è strategica per la costruzione del modello sociale dei prossimi anni. Continuare a ritenere la RAI una questione di pura lottizzazione politica non serve né alla politica né al Paese. Le dichiarazioni del Presidente della Camera, rappresentano un campanello d’allarme serio sullo stato di confusione in cui versa il sistema politico ed istituzionale del nostro Paese.Come Coordinamento continuiamo a chiedere con forza una RAI dei valori e della buona comunicazione per aiutare le nuove generazioni ad affrontare e vincere le difficili sfide del futuro. Vogliamo una RAI dove la cultura, il sociale, la buona comunicazione, abbiano cittadinanza vera e non siano effimere chimere. Vogliamo una dirigenza RAI che guardi alla piccola remittenza locale come serbatoio di energie nuove, giornalisti di frontiera, formati sul campo e non i soliti figli di qualcuno o amici degli amici che approdano in RAI per il cognome e non per meriti professionali. Una RAI di tutti al servizio del Paese e non una RAI dei pochi al servizio di una politica di bassa cucina e di corto respiro. Il Ministro del Tesoro eserciti il potere di nomina conferitogli dalla legge, altrimenti si dimetta insieme a tutto il Governo per manifesta incapacità di risolvere i problemi dei cittadini italiani. Un nome di prestigio alla Presidenza dell’azienda siamo pronti a “consigliarlo” noi al Ministro e finiamolo con i soliti nomi buoni per tutte le occasioni.. Altro che nuova stagione e seconda Repubblica qui siamo alla preistoria di ogni tempo e fuori da ogni logica politica.


Le banche abbandonano i piccoli comuni italiani

Il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani riunito in Forum-Community, dopo aver lungamente esaminato l’attuale situazione europea ed aver espresso l’unanime parere di una irreversibilità della scelta di una Europa unita anche politicamente e della straordinaria importanza dell’Euro come argine ad una deriva argentina, chiedendo solo di aprire una seria discussione sulle modalità da mettere in campo per favorire una sempre più chiara partecipazione dei cittadini alla costruzione dal basso dell’Europa dei popoli, su proposta dei rappresentanti dei coordinamenti regionali della Calabria e della Basilicata ha svolto una riflessione sul disagio e sul rischio di chiusura degli sportelli bancari nei piccoli comuni italiani. La progressiva scomparsa di banche del Sud, l’utilizzo predatorio del Mezzogiorno solo come rastrellamento di capitali da spostare al Nord per poi rivendere il danaro a tassi raddoppiati al Sud è stato un ulteriore motivo di discussione. Il sistema bancario italiano appare sempre più distante dai piccoli comuni come dimostrano innanzitutto l’assenza reale dai processi produttivi ed in maniera particolare, viene fuori dai piani di ristrutturazione aziendale, soprattutto nel Sud, la chiara volontà di chiudere sportelli bancari nei piccoli comuni. Un esempio plastico di tale scelta sembra emergere secondo indiscrezioni proprio dagli intendimenti della prestigiosa Banca Popolare di Puglia che pare voglia progressivamente disimpegnarsi con la chiusura di sportelli bancari nei piccoli comuni dei Monti Dauni in Provincia di Foggia. Se tale ipotesi fosse avvalorata da fatti concreti ci troveremmo di fronte all’ennesimo atto di spoliazione dei servizi, ma cosa ancora più grave alla presa d’atto di una totale assenza di prospettiva economica e futuro possibile per quelle famiglie che vivono nei piccoli comuni. La chiusura di uno sportello bancario da parte di soggetti particolarmente sensibili ai flussi economici sarebbe la chiara dimostrazione della totale assenza di interessi imprenditoriali ed economici in quelle realtà e quindi il destino dell’estinzione incontrovertibile. Per tutte queste ragioni torniamo a sollecitare un dibattito politico-parlamentare nel Paese sul tema dell’Etica del profitto e della responsabilità sociale dell’impresa nei piccoli comuni per capire fino in fondo la reale volontà di invertire una tendenza politica devastante per le piccole comunità. Un politica che si è distinta per l’assordante silenzio sempre più assordante, nonostante i proclami e le buone intenzioni delle più alte cariche istituzionali che plaudono ai richiami del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi il vero amico dei piccoli comuni e poi nulla fanno. E intanto assistiamo anche all’impoverimento del sistema bancario sul territorio nazionale e nulla si muove.


 


Nei piccoli comuni italiani percentuali
bulgare per l’astensione dal voto referendario

Le percentuali bulgare dell’astensione consapevole al voto referendario del 12 e 13 giugno, registrato nei piccoli comuni italiani è la dimostrazione plastica di una marcata radice cristiana delle piccole comunità. La chiara ed incontrovertibile scelta dei cittadini italiani di astenersi dal voto, richiama la Politica ad una vera assunzione di responsabilità nel recuperare il proprio di ruolo all’interno della società italiana. Il Referendum ha messo in luce uno spaccato del Paese che merita una riflessione attenta sulle nuove emergenze sociali, ed in particolare sulle questioni strategiche che riguardano la nostra società ed in primo luogo la famiglia. La nostra speranza è che il Parlamento italiano, trovi la forza di dare le dovute risposte alle legittime attese di migliaia di cittadini ed in maniera particolare di donne. L’astensione consapevole dal voto referendario è un chiaro segnale che abbiamo voluto lanciare come cittadini elettori alla classe politica e dirigente del Paese. Come cittadini, chiediamo risposte serie alle legittime attese della gente e spendere centinaia di miliardi per un Referendum inutile di fronte alle tante emergenze sociali è un grave ed imperdonabile errore. Come Coordinamento Nazionale dei piccoli comuni italiani continueremo a sensibilizzare la pubblica opinione e la politica italiana ad una maggiore attenzione verso le piccole comunità, il vero autentico argine come dimostrano le percentuali di astensione ad una ingiusta e sbagliata idea di società dell’indistinto. Ancora una volta, il modello sociale dei piccoli comuni è stato l’argine ad una deriva sociale dove l’uomo e la sua dignità non hanno nessun ruolo. Il risultato referendario richiama anche i cattolici all’impegno diretto e unitario nell’agone politico. Il tempo del silenzio e della partecipazione parziale alla vita politica è scaduto ed immaginare una forza politica unitaria dei cattolici è un dovere di tutti noi. Rocchetta Sant’Antonio,13 giugno 2005

DUE PICCOLI COMUNI CHIUDONO PER FALLIMENTO IN PROV. DI FOGGIA
Come annunciato dal Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani sul problema del disastro dei Bilanci nei piccoli paesi d'Italia ed il rischio di chiusura per fallimento nei prossimi giorni, i Sindaci di due piccoli comuni della provincia di Foggia, PIETRAMONTECORVINO e CASALNUOVO MONTEROTARO, consegneranno nelle mani del Prefetto, le chiavi degli uffici comunali per la manifesta impossibilità di garantire l'ordinaria amministrazione finanziaria dei due enti. Per il Portavoce del Coordinamento Nazionale Virgilio CAIVANO " ci troviamo difronte ad una vera ecatombe per i piccoli comuni italiani. Sono settecento i piccoli centri, soprattutto quelli sotto i duemila abitanti ad avere enormi difficoltà di gestione dei bilanci e quindi nella totale impossibilità di garantire servizi primari ai cittadini. Alla consegna delle chiavi dei due comuni annunciate dai sindaci, seguiranno nei prossimi giorni azioni altrettanto clamorose di dimissioni ed abbandoni in centinaia di piccoli comuni italiani e questo ancora una volta nel silenzio generale della politica ed in maniera particolare del governo nazionale, continuamente sollecitato su questi temi e puntualmente assente". Ai sindaci dei due comuni è giunta la solidarietà del Presidente della Giunta Provinciale di Foggia, Carmine Stallone e dei Sindaci dei piccoli comuni del comprensorio Dauno.

Casalnuovo Monterotaro, 16 maggio 2005

Andrea Gisoldi
Resp. Ufficio Stampa Coordinamento Piccoli Comuni Italiani
cell. 347 25 18 300

 

APPROFONDIMENTI



Intervenga il GOVERNO
La drammatica scelta dei Sindaci di Casalnuovo Monterotaro e Pietramontecorvino di consegnare le chiavi dei rispettivi comuni nelle mani del Prefetto il coordinamento ha chiesto al Governo ed in particolare al Sottosegretario Letta misure urgenti per arginare il dramma di settecento piccoli comuni che non possono più garantire i servizi minimi ai cittadini. a partire dal Prossimo DPF occorrono misure concrete per impedire che una parte importante del Paese scompaia definitivamente. questa mattina alle ore 10.30 il portavoce del Coordinamento, Virgilio Caivano, incontrerà nel comune di Pietramontecorvino i due Sindaci per stabilire iniziative utili per impedire che a cascata tutti i comuni dei Monti Dauni subiscano la stessa sorte e per richiamare l'attenzione della pubblica opinione. "l'insensibilità del governo e della politica italiana, afferma Caivano, di fronte al dramma di milioni di cittadini ha raggiunto livelli insopportabili ed ingiustificabili .Pietramontecorvino, 17 maggio 2005


Andrea Gisoldi
Resp. Ufficio Stampa Coordinamento Piccoli Comuni Italiani
cell. 347 25 18 300

APPROFONDIMENTI


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Piccoli Comuni per l’astensione al referendum del 12 giugno


Il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, nel fare proprie le Chiarissime ed Illuminanti indicazioni del Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Camillo Ruini, organizza in tutte le piazze dei piccoli comuni italiani iniziative di sensibilizzazione e di approfondimento sui temi referendari per aiutare i cittadini a scegliere consapevolmente “ l’astensione” dal voto come la strada giusta per evitare una autentica barbarie.
In ogni piccolo comune c’è una Croce, un campanile: segnali indelebili dell’identità cristiana dell’Italia e dell’Europa. E’ tempo che i cattolici rialzino la testa per affermare con decisione l’adesione a Cristo . Il diritto alla vita, proprio nelle nostre piccole comunità italiane, condannate alla desertificazione demografica da una logica politica fredda e devastante, assume un valore alto da proteggere nel nome delle future generazioni. Proprio ai nostri figli abbiamo il dovere di consegnare una società attenta e rispettosa della vita, dove la famiglia naturale e non pasticciata possa esercitare quel ruolo primario ed indispensabile di cellula vitale.
Ad una scelta sbagliate della politica italiana noi vogliamo rispondere da cittadini adulti nella fede con una astensione dal voto chiara ed indiscutibile. Dai nostri piccoli comuni parte un messaggio di speranza e di amore verso il prossimo ed un forte no alla cultura della morte.


 

IL plauso di Ciampi per il 25 APRILE nei PICCOLI COMUNI

Segreteria Generale
Della Presidenza della Repubblica
Il Capo di Gabinetto del Segretario Generale
G20/909Roma, 21 aprile 2005


Gentile Sig. Caivano,
desidero ringraziarLa vivamente per la Sua lettera al Presidente della Repubblica, assicurandoLe che è stato particolarmente apprezzato l’impegno profuso dal Coordinamento nazionale Piccoli Comuni Italiani di Rocchetta Sant’Antonio nella valorizzazione della ricorrenza del 25 aprile.
A Lei e a quanti hanno contribuito alle pregevoli iniziative programmate giunga il cordiale saluto ed augurio del Capo dello Stato, al quale volentieri mi associo. Maurizio Nicoletti


Sig. Virgilio CAIVANO
Portsavoce Coordinamento Nazionale
Piccoli Comuni Italiani
Corso Principe Umberto,52
71020 ROCCHETTA SANT’ANTONIO


Commento del Portavoce
del Coordinamento nazionale Piccoli Comuni Italiani, Virgilio CaivanoAncora una volta il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha voluto far sentire la sua presneza e grande disponibilità verso le nostre piccole comunità. Il 25 aprile rappresenta per tutti noi una data unificante, seza inutili e sterili polemiche che non servono a far crescere le nuove generazioni nell’amore per la Patria e per le istituzioni nazionali ed europee. Al Presidente Ciampi va il merito di aver saputo riaccendere in tutti noi la fiammella della speranza e dell’orgoglio di appartenenza alla comune radice. Per queste ragioni per tutti noi il 25 aprile è la festa della liberazione e della libertà in generale come valore da conquistare per tutto il mondo.


Rocchetta Sant'Antonio, 27 aprile 2005


IL 25 APRILE L’ITALIA UNITA DAI PICCOLI COMUNI

Al Presidente
della Repubblica
Carlo Azeglio CIAMPI
ROMA


Sig. Presidente,
lunedi 25 aprile ricorre l’Anniversario della Liberazione, una data storica che grazie al suo alto senso della Patria è tornata ad essere per tutti noi cittadini un momento di grande importanza.
Una giornata che dovremmo trascorrere tutti uniti nel nostro Tricolore, emblema di una volontà di andare avanti senza dimenticare il nostro passato ed il sacrificio estremo dei nostri padri per garantire alle nuove generazioni pace e benessere.
In questo particolare momento storico il 25 Aprile assume un ruolo significativo e noi vogliamo celebrarlo nei piccoli comuni consapevoli di essere il vero collante dell’unità del popolo italiano.
Nel tempo della globalizzazione e dello svuotamento dei valori noi portiamo in dote la nostra storia, l’ identità ed il sicuro radicamento ai valori repubblicani del Risorgimento.
In tutti i Municipi dei nostri piccoli comuni sono presenti e ben visibili i simboli della nostra storia repubblicana a partire dal nostro meraviglioso tricolore nel quale tutti ci riconosciamo uniti e solidali.
Per tutte queste nobili ragioni lunedi 25 aprile a Rocchetta Sant’Antonio (Fg) diamo vita ad un momento di riflessione nazionale sul tema:
“L’Italia unita dai piccoli comuni”.
Un gesto forte e significativo per ricordare e trasmettere alle future generazioni i valori alti dell’unità nazionale nella solidarietà e nella condivisione di un comune sentire. Un gesto di grande amore verso la Bandiera italiana che parte dal Mezzogiorno d’Italia ed è condiviso da tutti: dai piccoli comuni della fascia alpina ai piccoli comuni dei monti siciliani. Sig. Presidente la nostra azione di promozione culturale delle piccole comunità locali guarda con amore e con grande interesse al Vostro sforzo di renderci cittadini orgogliosi della nostra storia e della nostra Patria. La nostra speranza è che il 25 Aprile, possa essere un giorno importante anche che per sollecitare la politica italiana ed il Senato ad una rapida approvazione della Legge 1942 a favore dei piccoli comuni italiani. Una legge che non risolve sicuramente tutti i problemi ma avvia quella inversione di tendenza necessaria per rilanciare e valorizzare un patrimonio culturale, sociale ed ambientale che fa dell’Italia un vero “unicum” nel mondo. Anche l’iniziativa del 25 Aprile, come quella sul cinema che realizzeremo l’8 maggio 2005, noi desideriamo dedicarLa al Suo grande impegno per il nostro futuro ed al grande amore che riserva ai dieci milioni di cittadini che vivono nei piccoli comuni italiani. Grazie Signor Presidente.


Rocchetta Sant'Antonio, 22 aprile 2005


ISTIUIRE ASSESSORATI REGIONALI AI PICCOLI COMUNI

Ai Presidenti
Giunte Regionali

OGGETTO: Richiesta istituzione assessorati regionali ai piccoli comuni.


Gentilissimi Presidenti,con il rinnovo di diversi governi regionali e soprattutto con le nuove responsabilità assegnate alle Regioni dalla riforma della Costituzione si apre una doverosa riflessione sul rapporto istituzionale da tenere con le piccole comunità italiane.
I nuovi poteri assegnati alle regioni richiedono, a nostro avviso la nascita di veri e propri assessorati regionali ai piccoli comuni, per creare le condizioni di una doverosa attenzione alle problematiche dei dieci milioni di cittadini che vivono nei piccoli comuni italiani. Un vero luogo istituzionale in grado di coordinare dal basso uno sviluppo ordinato del territorio con particolare sensibilità verso le piccole comunità,attraverso una stretta e proficua collaborazione con le autonomie locali, viste come una risorsa e non un problema.
Certi di trovare la dovuta attenzione, fiduciosi di aprire un dibattito politico serio, porgiamo distinti saluti.


Rocchetta Sant'Antonio, 19 aprile 2005


IL GOVERNO BERLUSCONI SI DIMETTA: INUTILE E DANNOSO PER I PICCOLI COMUNI
In quattro anni il Governo Berlusconi non ha prodotto un solo atto utile ai dieci milioni di cittadini che vivono nei piccoli comuni italiani. Tutti gli impegni elettorali assunti, sono stati puntualmente disattesi come dimostrano ampiamente i continui e selvaggi tagli ai servizi alla persona, frutto di una politica economica sbagliata che ha colpito soprattutto le famiglie che vivono nei nostri piccoli comuni. Perfino l’utilizzo di tecnologie informatiche veloci come l’ADSL nei piccoli comuni è stato negato. Altro che le famose tre “i”, impresa, informatica, inglese. Vuoto assoluto cone centinaia di piccole scuole chiuse, perché non rispettose dei parametri numerici imposti dalla Moratti. Da quattro anni, siamo chiamati a registrare tagli selvaggi ai trasferimenti di risorse da parte dello Stato agli enti locali che hanno portato i bilanci di ben 700 piccoli comuni sull’orlo del disastro. Tagli di risorse che hanno ottenuto il solo risultato di un complessivo impoverimento della qualità della vita nei piccoli comuni italiani.Non c’è stata una sola Legge Finanziaria, sensibile alle reali esigenze di sviluppo dei piccoli comuni solo e soltanto tagli. Al punto tale da rendere i piccoli comuni delle vere democrazie senza diritti e senza risorse. Un Governo che non ha saputo o voluto imprimere una doverosa accelerazione positiva verso la proposta di legge 1942 a favore dei piccoli comuni, votata all’unanimità alla Camera dei Deputata nel gennaio del 2002 ed inspiegabilmente ferma in alcune commissioni del Senato. Una legge che aveva saputo riaccendere la speranza di un futuro migliore aprendo una prospettiva culturale essenziale per fare dei piccoli comuni una grande risorsa per l’Italia e per l’Europa. Proprio quell’Europa che la politica sbagliata del Governo Berlusconi allontana sempre di più, soprattutto dai giovani che vivono nelle piccole comunità. A questo punto al Governo Berlusconi non resta che trarre le dovute conseguenze e dimettersi. Altro che dibattiti inutili e dannosi alle Camere.

Rocchetta Sant'Antonio, 19 aprile 2005


PIENO SOSTEGNO ALLA PROPOSTA DI LEGGE DI MODIFICA DELLA LEGGE 5.1.1994 N.36 IN MATERIA DI GESTIONE DELLE ACQUE NEI COMUNI MONTANI.

Premesso che la legge 5.1.1994 n.36 detta disposizioni in materia di organizzazione del servizio idrico integrato all’interno degli Ambiti Territoriali Ottimali e le Regioni italiane hanno individuato gli A.T.O. per la gestione del servizio idrico integrato e che quasi tutti i piccoli comuni interessati non hanno ancora provveduto a definire il passaggio del servizio al nuovo soggetto gestore incontrando difficoltà e dubbi sul nuovo assetto finanziario dell’Ente e sul nuovo modello di gestionale ed organizzativo;il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani si muove a sostegno della proposta di legge n.5568 presentata alla Camera dei deputati il 27.01.2005 dai deputati Parolo, Guido Rossi, Caparini e Bricolo, che prevede un regime particolare per la gestione delle acque dei Comuni montani introducendo la possibilità di rendere facoltativa l’adesione alla gestione unica del servizio idrico integrato da parte dei piccoli comuni inclusi nel territorio delle comunità montane fino a 1000 abitanti.
L’applicazione della norma interesserebbe 1477 comuni, la maggior parte dei quali con popolazione inferiore a 600 abitanti, con una popolazione stimata di circa 800.000. Considerando la bassa densità abitativa di tali zone, che corrisponde a circa 31 abitanti per chilometro quadrato, risulta evidente che si tratta di territori economicamente svantaggiati, per i quali l’acqua rappresenta spesso la principale se non l’unica risorsa certa. Per tali comuni la possibilità dell’autogestione del servizio idrico diventa inevitabile anche se a prima vista tale possibilità sembrerebbe contraria ai principi della legge 5 gennaio 1994 n.36, recente “Disposizioni in materia di risorse idriche”, circa le gestione integrata del servizio per tutto l’ambito territoriale. Infatti, nei comuni montani è la stessa morfologia territoriale a rendere inefficace una gestione centralizzata che creerebbe inconvenienti e disservizi per gli utenti. Spesso si tratta di territori poco urbanizzati, con caratteristiche particolari, ove la limitata presenza dell’uomo, la bassa densità abitativa e la conseguente necessità di estendere le reti a vaste aree poco urbanizzate, rendono diseconomica la gestione del servizio idrico su base centralizzata. Fino ad oggi i piccoli comuni di montagna hanno gestito in economia il proprio servizio idrico e gli stessi cittadini o le Amministrazioni Comunali si sono adoperati per preservare le condutture idriche dalle intemperie invernali. L’adesione obbligatoria al servizio di tipo integrato e la gestione del servizio da parte di un unico gestore centrale sta rompendo l’equilibrio fragile dell’economia locale dei piccoli comuni di montagna e richiede un immediato intervento legislativo. La proposta di legge n.5568, nel rendere facoltativa l’adesione al servizi idrico integrato da parte dei piccoli comuni di montagna, prevede tuttavia un coordinamento da parte dell’autorità d’ambito, che esercita funzioni di regolazione generale e di controllo, sulla base di un contratto di servizio. Peraltro la possibilità di gestioni plurime del servizio, previo coordinamento unitario da parte di un unico soggetto, è già prevista dall’articolo 9, comma 4, della legge n.36 del 1994, proprio per venire incontro ad esigenze territoriali particolari. Inoltre per incentivare l’adesione al servizio integrato da parte dei piccoli comuni di montagna, la proposta di legge n.5568 prevede agevolazioni tariffarie per il servizio idrico integrato, fatto salvo, ovviamente, il bilancio paritario di gestione dell’intero ambito. Una diversificazione della tariffa idrica è prevista per tutti i comuni facenti parte delle comunità montane, ritenendo opportuna un’articolazione della tariffa per fasce territoriali, sia sulla base della disponibilità territoriale della risorsa idrica – quale caratteristica principale dei comuni facenti parte delle comunità montane – sia sulla base della popolazione comunale. Del resto, la stessa legge n.36 del 1994, art.1,comma1, fa riferimento al principio di solidarietà per definizione della gestione del servizio idrico integrato.Per tutte queste ragioni il Coordinamento auspica un celere esame della proposta di legge onde consentire una corretta applicazione dei principi della legge n.36 del 1994 senza stravolgere la già critica economia locale di centinaia di piccoli comuni di montagna. Rocchetta Sant'Antonio, 18 aprile 2005


"Piccoli comuni si incontrano in nome dello sport"

Si consolida l'amicizia tra il comune di Accadia (Foggia) ed il comune di S. Martin du Tertre (Francia).
Giorno 23 aprile i ragazzi dell'A.I.C.S. Accadia partiranno alla volta della Francia,destinazione S. Martin du Tertre (30km a nord di Parigi). Parteciperanno ad un torneo internazionale di calcio che si concluderà il 1 maggio.Durante la manifestazione saranno organizzate escursioni a Parigi e dintorni, dibattiti e conferenze sullo sport e sulle politiche giovanili.
L'iniziativa promossa dall'assessore allo sport del comune di Accadia Michele ferro e dall'isruttore di pugilato Tony Salvatore è giunta ormai al secondo anno, infatti la scorsa estate i ragazzi francesi furono ospiti della comunità accadiese e parteciparono ad un torneo internazionale di calcio a 5 e ad esibizioni di pugilato maschile e femminile.
Ancora una volta lo sport unisce culture diverse attraverso il confronto e lo scambio fra i giovani.
"Una grande occasione, commenta il portavoce del coordinamento Virgilio Caivano, che fa crescere in nostri giovani e le nostre piccole comunità. Difatti la battaglia da noi intrapresa non si ferma nella tutela dei soli comuni italiani ma va oltre promuovendo una politica di sensibilizzazione verso tutte le piccole realtà d'Europa". Andrea Gisoldi
Resp. Ufficio Stampa Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni


LA POLIZIA LOCALE NEI PICCOLI COMUNI
All’iniziativa nazionale promossa dall’Associazione Piccoli Comuni Polizia Locale che si terrà giovedì 24 marzo alle ore 9.00 presso la Sala Auditorium del Comune di Stornara in provincia di Foggia, sul tema: “La polizia locale nei piccoli comuni: Quali saranno le prospettive con la Devolution?”, interverrà il Portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, Virgilio Caivano. “L’iniziativa, unica in Italia, rappresenta per Virgilio Caivano, la testimonianza plastica di una nuova azione che parte dal basso ed in maniera particolare dal Mezzogiorno d’Italia. La figura del Vigile Urbano, continua il Portavoce del Coordinamento, deve essere inquadrata in un contesto sociale nuovo, moderno, di vero mediatore sociale nella comunità. Per queste ragioni, dobbiamo immaginare un nuovo status dei vigili urbani, un vero corpo riconosciuto ed autonomo. Continuare a pensare, conclude Virgilio Caivano, ai vigili urbani soggetti al potere del Sindaco è un errore grave ed imperdonabile. Il ruolo ed il lavoro del vigile urbano è oggi straordinariamente importante per la crescita complessiva della piccola comunità e va valorizzato, attraverso una sapiente opera di riqualificazione della professionalità”.

Rocchetta Sant'Antonio,22 marzo 2005

Andrea Gisoldi
Resp. Ufficio Stampa Coordinamento Piccoli Comuni


Un nuova cultura politica per i piccoli comuni

Il Portavoce del Coordinamento nazionale dei piccoli comuni italiani, Virgilio
Caivano, incontrerà oggi pomeriggio alla Camera dei Deputati, l'On. G.Barbieri,
Capogruppo in Commissione Cultura per l'UDC, per riflettere sulla realtà
dei piccoli comuni italiani e sulla esigenza di aprire un grande dibattito
politico culturale sui piccoli comuni come risora del Paese. "Per noi. afferma
Virgilio Caivano, si tratta dell'ennesimo incontro di sensibilizzazione
della politica e del parlamento italiano per una maggiore attenzione verso
dieci milioni di cittadini che vivono nelle nostre piccole comunità. Con
Barbieri parleremo di una nuova cultura politica verso i piccoli comuni
e soprattutto di iniziative parlamentari volte a sollecitare una rapida
conclusione dell'iter legislativo della proposta di legge 1942 a favore
dei piccoli comuni. Attraverso l'On. Barbieri, conclude il Portavoce del
Coordinamento, avvieremo anche un proficua collaborazione culturale con
l'UDC, come abbiamo fatto anche con altre importanti forze politiche.

Rocchetta Sant'Antonio,21 marzo 2005

SPARISCE IL MEDICO DI FAMIGLI


A NEI PICCOLI COMUNI ITALIANI?

La scomparsa del medico di famiglia nei nostri piccoli comuni potrebbe accadere con la nuova convenzione della Medicina Generale. Il nuovo accordo raggiunto tra Governo, Regioni e alcuni sindacati di categoria prevede la costituzione di gruppi di medici di base inseriti in una struttura centralizzata alla quale i pazienti potranno accedere 24 ore su 24, trovando sempre un medico a disposizione; che questo medico però potrebbe non essere il medico di fiducia dell’assistito, contravvenendo al principio sinora operante della libera scelta; che queste , che potremmo definire “pseudo pronto soccorso” e che nella convenzione vengono definite UTAP (unità territoriali di assistenza di primaria), sono costituite su base volontaria, ma la volontà della SISAC (agenzia regionale) è che in breve almeno il 50% dell’assistenza medica territoriale avvenga attraverso questa forma aggregata; che l’intento prioritario di tali strutture è quello di rendere uniforme l’operato dei medici in modo da poter esercitare un controllo sulla spesa attraverso un budget a diretta gestione del medico responsabile dell’UTAP con il grave rischio che la salute dei cittadini sia subordinata e pesantemente condizionata da logiche di risparmio. Valutato che l’obbligatorietà dell’adesione a progetti regionali e/o aziendali, pena la revoca del rapporto di lavoro, comporterà una spersonalizzazione del rapporto medico-paziente dovendo il medico rapportarsi non più ad una persona ma ad una sintomatologia e/o patologia. Risulta evidente la volontà della parte pubblica di concentrare in una sola e unica sede i servizi di medicina di base, raggruppando un certo numero di medici (almeno 10) che copra un territorio da 20.000 a 40.000 assistibili. Questo significherà la perdita della capillarizzazione del servizio che nelle realtà medio grandi comporterà un maggiore allontanamento degli studi dei medici curanti dalle abitazioni e dei pazienti e nelle realtà dei piccoli comuni la scomparsa di fatto del medico di base. Si creerà un disservizio con il problema di spostamento dei pazienti e la perdita di quel rapporto di fiducia che per anni ha rappresentato la colonna portante della sanità pubblica. Per tali motivi, nel ringraziare il Sindacato Autonomo Medici Italiani per non aver firmato la convenzione e per la meritoria opera di sensibilizazione che svolgono presso i propri assistiti nel dire no a questa scelta ingiusta e sbagliata, infatti non si comprendono, per quanto sopra, i benefici di queste strutture, i cui costi potrebbero nel futuro ricadere proprio sui bilanci già disastrati dei nostri piccoli comuni, come sempre più spesso accade, riteniamo opportuno promuovere una doverosa campagna si sensibilizzazione della pubblica opinione nazionale su questo tema importantissimo per la vita dei cittadini. L’unica certezza è che così si potrà imporre un risparmio sulla spesa sanitaria attraverso l’obbligo di adesione a protocolli diagnostici e terapeutici che di sicuro daranno maggior importanza alla finanza e non alla salute. Invitiamo il Ministro Sirchia, le Regioni, il Parlamento e le Forze Politiche ad una severa riflessione per evitare il tracollo definitivo dei piccoli comuni per fallimento dei servizi alla persona realizzato per decreto dello Stato.
Rocchetta Sant’Antonio,15 marzo 2005


L’orgoglio di aver costruito una grande iniziativa nazionale

L’adesione dei Sindaci di Pessina Cremonese, Malaggi Dalido, e di Gavazzano,Claudio Sasso, tra le tantissime giunte al sito internet www.piccolicomuni.com, ci riempie di gioia e di grande orgoglio. Per una volta nella storia del nostro Mezzogiorno d’Italia, una grande iniziativa partita dal Sud, dal piccolo comune di Rocchetta Sant’Antonio in provincia di Foggia, trova il consenso e l’adesione di uomini e donne del Nord.
La grande battaglia culturale, sociale e politica dei piccoli comuni cha ha trovato l’attenzione della pubblica opinione nazionale grazie alla sensibilità e disponibilità straordinaria dei mezzi della comunicazione sociale, porta sicuramente lustro e vantaggi indiscutibili anche ai piccoli comuni. In tutta la penisola e non temiamo smentite si parla positivamente dei piccoli comuni come una grande risorsa ed in maniera particolare di Rocchetta Sant’Antonio definita da parlamentari, giornalisti ed importanti imprenditori la “capitale” dei piccoli comuni italiani. Mai nella nostra storia, come piccoli comuni abbiamo avuto tanta attenzione per fatti positivi, al punto tale da suscitare la giusta invidia delle grandi realtà urbane del Nord come del Sud. Le adesioni dei due piccoli comuni di Pessina Cremonese e Gavazzano unitamente alle altre giunte dal Nord sono significative perché inserite in un contesto territoriale fortemente leghista e la nostra soddisfazione è doppia, perché abbiamo dimostrato con la nostra iniziativa che l’Italia è una e soprattutto unita nei valori repubblicani e nel segno dei piccoli comuni italiani.
Rocchetta Sant’Antonio 15 febbraio 2005


Caccia, appello dei piccoli Comuni: “No alla riforma”
Appello del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni dell’Italia Minore ai parlamentari: “Mandate in soffitta questa proposta di legge. Noi siamo con l’Enpa e con le associazioni animaliste nella battaglia contro il piombo selvaggio. Le piccole comunità hanno bisogno di attenzione, di interventi concreti, non di cartucce”
ROMA, 11 marzo 2005 – “Siamo con l’Enpa e con le associazioni animaliste e ambientaliste nella battaglia contro la riforma della caccia in Italia. Per questo chiediamo al Parlamento di archiviare la proposta di legge in discussione che, se approvata, provocherebbe un danno senza precedenti alla natura”. Lo ha dichiarato Virgilio Caivano, portavoce del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni dell’Italia Minore.
“I nostri sforzi di amministratori e di animatori delle piccole comunità italiane – ha aggiunto Caivano – si concentrano anche sui temi dell’ambiente, della conservazione della natura, della protezione della fauna. La proposta di legge Onnis è, nei contenuti, inaccettabile soprattutto perché incide profondamente nelle politiche di gestione del territorio. Del resto, la riforma non è accettata dagli italiani: come ha rivelato il sondaggio Enpa-Eurisko, il 74,1% degli italiani è contro la caccia mentre l’82,5% del campione è contrario a ogni ipotesi di liberalizzazione del settore venatorio. I piccoli Comuni sono vivi, incontaminati ma hanno centinaia di problemi: non mandateci il piombo delle cartucce. Al Parlamento diciamo: piuttosto che inviarci i cacciatori col loro piombo a sparare in un periodo molto più ampio rispetto a quello attuale, sosteneteci nelle politiche di gestione e di conservazione del territorio. E’ un appello, questo, che rivolgiamo a tutti i deputati, che martedì dovranno esprimersi sulla riforma della caccia, e al Presidente della Repubblica, così attento ai nostri problemi e al nostro futuro”.


 

La strada provinciale n.100 come soluzione al disagio della chiusura dal tratto autostradale A16 Candela-Grottaminarda.

La chiusura dell’autostrda A16 nel tratto Candela-Grottaminarda a causa di una frana e i tempi lunghi per il ripristino, sollecitano soluzioni immediate anche alla luce dell’enorme disagio causato agli automobilisti ed in maniera particolare all’intero comparto economico pugliese e del Mezzogiorno in generale. Per queste ragioni proponiamo alle Province di Avellino e Foggia, alle Regioni Puglia e Campania, al Governo nazionale ed alla Società Autostrade, di sistemare e rendere praticabile la strada provinciale n.100 in agro del Comune di Rocchetta Sant’Antonio ed in grado di collegare direttamente il casello autostradale di Lacedonia con quello di Candela. Una soluzione rapida ed efficace, in grado di dare risposte adeguate all’enorme disagio ed al problema dell’isolamento in cui versano ormai centinaia di piccoli comuni italiani



L’ITALIA FRANA E LA POLITICA PENSA A SGRENA

Trecento famiglie di Cerzeto, piccolo comune calabrese, vivono il dramma della perdita della propria casa, della propria identità e forse del proprio futuro a causa di una frana. Il sistema autostradale meridionale è fortemente compromesso a causa di una frana che ha fatto saltare un ponte sull’autostrada A16, casello di Lacedonia in Campania e Candela in Puglia. La più grande diga d’Europa in terra battuta a Carlantino in provincia di Foggia, mai collaudata, rischia di saltare con danni irreparabili per l’intera provincia di Foggia, il sistema di comunicazione ferroviaria e stradale è letteralmente impazzito in tutto il Mezzogiorno d’Italia e la politica italiana continua a giocare al Tenente Colombo sul caso Sgrena.. Pur con il rispetto dovuto alla sofferenza ed alla tragedia del rapimento della giornalista del Manifesto, con il gravissimo epilogo della morte del vero poliziotto Nicola Calipari, riteniamo sia ormai giunto al ridicolo la farsa mediatica messa in campo, dimenticando o sapientemente occultando la tragedia del dissesto idrogeologico che sta letteralmente mangiando l’Italia. Un disagio, che non trova risposte chiare dal Parlamento e dal Governo e soprattutto dai partiti politici, ormai solo dei carrozzoni elettorali, senza programmi e progetti concreti per il Pese, come testimoniano le dichiarazioni del Sindaco di Cerzeto che ha coperto di grida di dolore tutto l’Arco Costituzionale italiano, nella speranza di farsi sentire sul dramma frane che incombeva sul suo piccolo comune. Nulla,solo il silenzio assordante di una classe politica insensibile ed arruffona. Pronta solo a dichiarare stati di calamità per pronta cassa certi di risolvere tamponando un problema che merita attenzione e dedizione, a partire dal bisogno di colmare un vuoto legislativo pericoloso sul dissesto idrogeologico. Può sembrare paradossale, ma nella terra delle frane, non esiste una legge quadro nazionale che regolamenta ed indica precisi riferimenti istituzionali in merito al dissesto. Il Sindaco di Cerzeto ha scritto a tutti, ma nessuno sembra avere competenza in materia, siamo al caos, dove vale la regola del tutto e del contrario di tutto. E intanto mentre nei talkshow del servizio pubblico si continua a parlare del caso Sgrena, ipotizzando scenari da far invidia al migliore Holmes, decine di migliaia di famiglie non sono raggiungibili, restano isolate nel loro dolore, abbandonate e dimenticate. Al servizio pubblico radiotelevisivo chiediamo uno scatto d’orgoglio, di dare voce ai problemi reali del nostro Paese che rischia di avviarsi veramente verso un declino economico, sociale e culturale che sicuramente non meritiamo. Il Mezzogiorno d’Italia è ormai sotto scacco, nonostante le dichiarazioni di buona volontà ed il tentativo maldestro del Governo di prospettare alla pubblica opinione un Paese che non esiste, se non nella fantasia molto sviluppata dei nostri governanti. Un dato è certo la metà del Paese è nel caos, paralizzato perché una frana blocca trecento metri di autostrada e nessuno è in grado di dire in quanto tempo si risolve il problema. Nel frattempo, noi continuiamo ad assistere ad inutili dibattiti parlamentari parolai sulle dichiarazioni vere o presunte rilasciate dalla Sgrena. E l’Italia frana.
Rcchetta Sant’Antonio 10 marzo 2005


A.A.A. CERCASI LEGGE DELLO STATO PER LA SALVAGUARDIA DEL TERRITORIO E
DEI DISSESTI IDROGEOLOGICI.

Una vacatio legis in materia di prevenzione e salvaguardia del territorio
negli ultimi anni ha provocato terribili danni alle popolazioni residenti
sopratutto nei piccoli comuni italiani.
Tanti Enti inutili con altrettante deleghe hanno creato solo confusioni
e conflitti di competenza su delle "regole" che di "fatto" non ci sono,
centinaia di provvedimenti regionali per creare opportunità di "opere
pubbliche" a servizio della politica e non del territorio.
Enti di competenza (Autorità di Bacino, Comunità Montane, Provincie,
Assessorati Regionali per la Difesa del Suolo, Presidenza del Consiglio
e Protezione Civile) tanti organi con tante persone per attuare provvedimenti
legislativi inesistenti.
Il novanta per cento dei danni derivanti dai dissesti idrogeologici come
alluvioni, frane, smottamenti sono causati da una incuria del territorio
e da un' arbitratria lavorazione agraria che nella tecnologica agricoltura
omicida modifica nei terreni il naturale deflusso delle acque omettendo
quelle "semplici" opere agrarie atte alla regimazione delle acque piovane
soprattutto in prossimità di strade e centri abitativi.
I Piccoli Comuni chiedono al Parlamento una legge guida che regoli e fissi
l'attività delle lavorazioni e delle colture agrarie sul territorio volte
alla regimazione delle acque piovane, che determini ed indichi chiaramente
gli Organi deputati al controllo e che prendano esempio da alcuni piccoli
comuni della Toscana che già da anni hanno approvato ed adottato propri
regolamenti di polizia rurale in materia con speciale riferimento ai terreni
montani e collinari.
-"In questi giorni ho potuto constatare di persona gli ingenti danni causati
dal maltempo e nel leggere le migliaia di e-mails di protesta di cittadini
dei piccoli comuni che segnalavano lo stato di abbandono delle opere di
regimazione stradale (cunette e quant'altro) e delle arbitraie lavorazioni
dei terreni agricoli che hanno modificato lo stato naturale del deflusso
delle acque reflue e meteoriche, mi auguro che il Parlamento presto adotti
una legge "chiara" in materia ed individui con chiarezza Enti, ruoli e
competenze"- è quanto ha dichiarato il portavoce del Coordinamento Nazionale
Piccoli Comuni Virgilio Caivano.
Andrea Gisoldi
Resp. ufficio Stampa Coordinamento Piccoli Comuni



RICHIESTA STATO DI CALAMITA’ PER I PICCOLI COMUNI DEI MONTI DAUNI

Sempre più forte il disagio per le aziende agricole nei piccoli comuni dei Monti Dauni a causa dei continui smottamenti che ostruiscono le strada rurali. L’esempio del disagio viene da Rocchetta Sant’Antonio, dove due aziende sono semi isolate, con gravi danni riportati dai fabbricati e dai capannoni adibiti a deposito di attrezzi agricoli a causa di due enormi frane. La prima in località “Brela”, azienda Carrello, presenta enormi problemi per uno smottamento manifestatosi improvvisamente nelle prime ore del mattino. Un dissesto che ha ostruito anche il canale dell’acqua che alimenta l’unico pozzo presente in azienda, aggravando la situazione, con una improvvisa crisi idrica per le famiglie e gli animali. L’azienda non è più raggiungibile da Rocchetta Sant’Antonio e solo attraverso una mulattiera è possibile comunicare con il Comune di Candela.
Analoga situazione per l’azienda agricola Tornisiello in contrada “La Monaca”, sulla strada provinciale 99 bis, verso Rocchetta Scalo, completamente isolata, con gravi danni ai fabbricati e ai capannoni , sempre a causa dei numerosi smottamenti, verificatisi nel corso delle nottata.
A questo punto chiediamo al Prefetto di Foggia una doverosa azione di sollecitazione verso il Governo nazionale per una chiara dichiarazione di stato di calamità per tutto il territorio dei Monti Dauni.Rocchetta Sant’Antonio,28 febbraio 2005


No alla privatizzazione Poste e Enel da parte del Governo Berlusconi
All’intenzione del Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, completare l’iter di privatizzazione di Poste e Enel rispondiamo come Coordinamento nazionale dei piccoli comuni italiani con un secco no, in difesa del diritto di dieci milioni di cittadini di avere servizi reali e non virtuali. Il dramma degli uffici postali chiusi nelle realtà locali con meno di 500 nuclei familiari ed il totale disservizio registrato in queste settimane a causa della cattiva gestione delle risorse umane con la mancata consegna della posta in decine di piccoli comuni, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, dovuto alla ricerca sfrenata di realizzare il famoso costo beneficio, rappresenta per molte famiglie e soprattutto persone anziane l’ennesimo colpo alla vivibilità nei piccoli comuni. Le stesse difficoltà che si registrano con la nuova organizzazione dell’Enel sul territorio, sempre più distante dai cittadini perché sempre più virtuale nei servizi anche in quelle realtà dove per esempio l’adsl è una vera chimera. Ancora una volta, nel nome di una privatizzazione selvaggia che guarda al cittadino utente come un semplice numero, a pagare saranno i piccoli comuni italiani costretti ad ulteriori tagli e spostamenti per poter espletare servizi elementari, soprattutto in realtà con una viabilità da terzo mondo ed una percentuale altissime di persone anziane, con punte del 75% dell’intera popolazione. Privatizzare nel nome della riduzione del debito pubblico, significa penalizzare ulteriormente il mondo del lavoro sempre più precario e sempre più in mano delle macchine. Per queste ragioni chiediamo all’intero Parlamento italiano, a tutte le forze politiche sociali e culturali di aprire un dibattito nazionale per non far passare sotto silenzio l’ennesima operazione che tende a garantire gli utili a privati e i debiti al pubblico. La stagione della privatizzazione selvaggia ha prodotto solo problemi, disservizi e gravi difficoltà, soprattutto per chi vive nelle piccole comunità a totale vantaggio di pochi e fortunati privati che hanno fatto grandi fortune con i gioielli dello Stato. La politica non taccia, ancora una volta supina e dimostri finalmente il proprio doveroso primato, privilegiando l’uomo nella sua dignità e centralità e non gli interessi dei gruppi e delle lobbys che tanto male stanno facendo al nostro Paese.

Roma, Mercoledì 23 febbraio 2005


UN TAVOLO POLITICO NAZIONALE PER I DISSESTI IDROGEOLOGICI NEI PICCOLI COMUNI DELLA PROVINCIA DI FOGGIA
La gravità del disagio prodotto dai dissesti idrogeologici provocato nei piccoli comuni della provincia di Foggia richiede interventi urgenti e soprattutto del massimo livello politico istituzionale del Paese. Il tempo della politica tampone è orami scaduto ed occorre un piano nazionale per far fronte all’enormità del problema. Alle centinaia di situazioni di disastro presenti sul territorio dei piccoli comuni dei Monti Dauni occorre dare risposte serie, efficaci e rapidissime per evitare che 34 piccoli comuni si trovino nella tragica condizione del totale isolamento. Occorre una politica vera di programmazione del risanamento complessivo del territorio, altrimenti destinato a trasformarsi in tempi brevissimi in un vero deserto, con un aggravio di costi per la spesa pubblica insostenibile per qualsiasi bilancio. Per queste ragioni chiediamo un tavolo nazionale guidato dalla Protezione Civile per avviare una riflessione ed un programma di interventi di risanamento e manutenzione di una delle più belle aree ambientali e culturali del nostro Paese. E’ opportuno porre in grande evidenza all’agenda politica il problema dei dissesti come un seria priorità per la classe politica nazionale, regionale e provinciale per fare dei Monti della Daunia un vero modello di riferimento per quanto concerne la tragedia del dissesto idrogeologico.


Roma, Martedì 22 febbraio 2005


TRENITALIA ABBANDONAI PICCOLI COMUNI

Sono oltre cinquecento le stazioni ubicate nei piccoli comuni chiuse da Trenitalia nel silenzio della politica italiana e delle istituzioni. Un patrimonio enorme dal punto di vista edilizio e culturale, chiuso per decreto nel nome della privatizzazione e dei costi benefici. Per centinaia di piccoli comuni italiani dalle valli alpine, alle aree interne della Puglia, Campania, Basilicata e Calabria che hanno avuto nelle piccole stazioni un sicuro punto di riferimento l’ennesimo atto di abbandono e di dichiarato declino. Un patrimonio di valori, di cultura, di storia custodito nelle piccole stazioni, anziché essere valorizzato attraverso un percorso turistico culturale alternativo, di quell’Italia non vista e non letta, proprio con la realizzazione di piccoli musei della memoria realizzati dalle varie Regioni per garantire ai milioni di cittadini la possibilità di conoscere un pezzo di storia del nostro Paese, rischia invece inesorabilmente l’oblio. Emblema di questo colpevole abbandono è proprio la Stazione di Rocchetta Sant’Antonio, glorioso scalo merci, strategico nel Mezzogiorno d’Italia, fortemente voluto dal Ministro Francesco De Sanctis nel 1895 ed oggi letteralmente abbandonata in maniera indignitosa. Per non parlare della tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio considerata ormai un ramo secco, come altre migliaia di km di strada ferrata in tutta l’Italia, nonostante la presenza della più grande area industriale del Sud con la Fiat Sata a San Nicola di Melfi (Pz) e la posizione strategica di punto di equilibrio per il mare Adriatico e il mare Tirreno. Le Regioni ad avere il primato di chiusura delle stazioni, sono proprio la Puglia, la Basilicata e la Calabria con un ritardo infrastrutturale pauroso che relega il nostro Mezzogiorno agli ultimi posti nelle aree del Mediteranno per quanto concerne la dotazione ferroviaria. Un patrimonio enorme della nostra storia e del nostro futuro abbandonato senza una prospettiva, un progetto e la politica italiana tace colpevolmente assente.

Rocchetta Sant'Antonio, lunedì 21 febbraio 2005


Complimenti a CIAMPI per la grazia a JANNUZZI

Il Coordinamento nazionale dei piccoli comuni esprime sentimenti di gioia per la grazia concessa al Senatore Lino Jannuzzi ed immensa gratitudine al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi per averLa concessa. “Ancora una volta il nostro Presidente CIAMPI, commenta il Portavoce del Coordinamento, Virgilio Caivano, ha dato prova di grande sensibilità e senso dello Stato. La grazia al Senatore Jannuzzi, continua Virgilio Caivano, chiude una brutta pagina della nostra Repubblica e rassicura le nuove generazioni sullo stato di diritto nel nostro Paese. Il Presidente Ciampi, conclude Virgilio Caivano è il vero garante e difensore delle legittime prerogative di chi opera nel difficile mondo della comunicazione sociale, sempre più strategica nelle società complesse del terzo millennio”.


Roma, mercoledì 16 febbraio 2005


Andrea Gisoldi
Resp. Ufficio Stampa Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni


UNA NUOVA STAGIONE DELLA COMUNICAZIONE CHE PARTE DAL BASSO

“L’incontro romano con il Segretario della Commissione di Vigilanza Parlamentare Rai, l’On. Davide Caparrini della Lega Nord, per riflettere sulla buona comunicazione, e sul rilancio dell’informazione locale come strumento indispensabile per i piccoli comuni è stato per il Portaove del Coordinamento Nazionale dei piccoli comuni italiani, Virgilio Caivano,soddisfacente e soprattutto importante per il futuro. “Alle sollecitazioni, per un servizio pubblico più attento alle risorse dei piccoli comuni come valore aggiunto da promuovere, afferma Virgilio Caivano, l’On Caparrini ha risposto positivamente delineando il profilo della Rai dei prossimi anni, sempre più attenta ad una comunicazione sensibile alle specificità locali ed attenta ai valori. Anche per la piccola comunicazione, sottolinea il Portavoce del Coordinamento, per il segretario della Commissione di Vigilanza, le proposte del Coordinamento di lavorare ad una premialità per chi realizza programmi di qualità, sarà motivo di attenta analisi, anche se un primo abbozzo è già previsto negli attuali ordinamenti e nella stessa finanziaria. Sicuramente, conclude Virgilio Caivano, abbiamo aperto dal basso una seria riflessione sul ruolo della comunicazione in Italia, incentrata sulle linee guida del Direttorio della Conferenza Episcopale Italiana e le prossime iniziative del Coordinamento, come una Conferenza nazionale sulla buona comunicazione, serviranno per sensibilizzare sempre di più la pubblica opinione nazionale sul ruolo strategico della comunicazione e sul bisogno di salvaguardare concretamente l’enorme patrimonio culturale e sociale presente nei piccoli comuni che rischia l’oblio”. Intanto ,parte l’iniziativa della Consulta Nazionale della buona comunicazione proposta dal responsabile dell’area cinema e comunicazione del Coordinamento, Pino Tordiglione, ed aperta a tutte le forze sensibili presenti nel Paese. “ Una consulta che coinvolge cittadini, docenti universitari e operatori della comunicazione presenti su tutto il territorio nazionale e che vuole, afferma Pino Tordiglione, monitorare continuamente il livello di qualità dell’informazione offerta e soprattutto gli obiettivi che i programmi realmente raggiungono”.

Roma, mercoledì 16 febbraio 2005


 

Quando la posta diventa un lusso per i cittadini dei piccoli comuni

A Rocchetta Sant’Antonio, piccolo Comune della Provincia di Foggia il postino diventa un lusso per pochi ed il recapito della posta una vera tragedia. Per dieci giorni l’Ufficio Postale resta scoperto dell’unico postino nonostante le insistenti richieste della direzione locale e dell’Amministrazione Comunale. Quando finalmente il postino supplente viene nominato la situazione è al collasso. Infatti, circa tre quintali di posta attendono di essere smaltiti e intanto la gente si lamenta e chiede invano di poter esercitare il diritto ad avere recapitata puntualmente la propria corrispondenza. Le bollette dell’Enel, dell’Acquedotto, del Gas tardano ad arrivare e scatteranno sicuramente gli addebiti per il ritardo pagamento e i cittadini non sanno a chi rivolgersi. Un vero caos che colpisce ancora una volta i piccoli comuni, come accade anche in altre piccole comunità della Basilicata, come Vaglio di Basilicata dove il Sindaco minaccia la denuncia per interruzione di pubblico servizio. Una situazione insostenibile che mette in risalto la cattiva organizzazione delle risorse umane e soprattutto il ritardo culturale verso le piccole comunità, considerate ormai delle fastidiose appendici per nulla produttive. La testimonianza plastica di una precisa volontà di ridurre sempre di più i servizi primari alle famiglie che vivono nelle piccole comunità nel silenzio, sempre più assordante della politica e delle Istituzioni. Di questo passo la privatizzazione selvaggia porterà le famiglie a dover pagare servizi privati per avere diritti pubblici,


Rocchetta Sant'Antonio, mercoledì 9 febbraio 2005



IL SILENZIO INGOMBRANTE DELLA POLITICA ITALIANA SUL DISASTRO DELL’EMERGENZA RIFIUTI IN CAMPANIA ED IL FALLIMENTO DEI DEMITA, MANCINO, MASTELLA E BASSOLINO
. Al disastro dell’emergenza rifiuti in Campania la politica italiana risponde con il silenzio e l’abbandono dei cittadini costretti a scendere in piazza e dare vita a forme di protesta civile per tentare di arginare scelte ingiuste e sbagliate che offendono e umiliano la dignità dell’uomo. In questi giorni nella Valle del Cervaro in Irpinia e nella Valle Caudina nel beneventano, si consuma il tradimento della politica e delle istituzioni ai danni di centinaia di famiglie che vivono nei piccoli comuni e quindi prive dei fondamentali diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Migliaia di persone costrette a trascorrere il proprio tempo ad occupare strade, ferrovie per tentare di difendere il futuro dei propri figli compromesso da scelte fredde e devastanti del Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania e dalla Giunta Provinciale di Avellino, di realizzare mega discariche nei piccoli comuni di queste due province senza tenere conto delle iniziative e degli investimenti che le realtà locali hanno avviato per costruire un vera area della qualità italiana. I piccoli comuni, non si sottraggono alla proposta e pur offrendo la loro disponibilità a riflettere seriamente sulla termovalorizzazione come risposta efficace ed efficiente al fallimento della politica dei DeMita, Mancino e Mastella che da quattro decenni imperversano nella Regione e nulla hanno fatto per evitare un disastro di queste dimensioni, e tornano a chiedere un dibattito parlamentare che faccia dell’emergenza rifiuti in Campania una questione nazionale e porti il Governo centrale ad assumere in sintonia con le autonomie locali tutte le misure che il caso realmente richiede. Nonostante gli impegni assunti dal Ministro dell’Ambiente Altero Matteoli, nulla è stato fatto e sempre più chiara emerge una sorta di accordo tacito tra maggioranza e minoranza parlamentare di risolvere il problema a colpi di frusta e di colpire in maniera irrimediabile proprio i piccoli comuni della Campania destinatari di scelte sbagliate che rischiano di seppellire le piccole comunità sotto tonnellate di rifiuti solo perché scarsamente abitati ed insignificanti dal punto di vista elettorale. Una condizione che trova il centrodestra ed il centrosinistra perfettamente uniti nell’emettere una sentenza di condanna definitiva all’estinzione per decine di piccoli comuni delle province di Benevento e Avellino. Tutto questo nel silenzio vergognoso della politica italiana.



OGNI PICCOLO COMUNE ADOTTA UN BAMBINO ORFANO DEL MAREMOTO


In occasione della ricorrenza della festa patronale in onore di Sant’Antonio, si terrà domenica 16 gennaio 2004 a Rocchetta Sant’Antonio in provincia di Foggia una grande iniziativa di solidarietà dedicata ai bambini rimasti orfani in seguito al disastro del maremoto nel Sud Est Asiatico. Il coordinamento dei piccoli comuni italiani, in comunione con l’Amministrazione Comunale e la Parrocchia della Beata Vergine Maria di Rocchetta Sant’Antonio nel programma delle iniziative dedicate al Santo Patrono, organizza una speciale fiaccolata nazionale dal tema: “Per un mondo unito, equo e solidale”. L’iniziativa vuole sensibilizzare tutti i piccoli comuni italiani, circa seimila, all’adozione di un bambino rimasto orfano dopo la tragedia del maremoto. “ L’adozione a distanza, dichiara il Sindaco di Rocchetta Sant’Antonio, Amedeo Magnotta, fortemente voluta dalla mia comunità, rappresenta un gesto di vera e concreta solidarietà verso i bambini che hanno perduto tutto”. “Il 16 gennaio, continua Magnotta, insieme ai Sindaci di Gaiba e Collegno, comuni gemellati che condividono l’iniziativa dell’adozione a distanza, daremo un segnale di cambiamento delle Amministrazioni locali che guardano anche oltre il proprio recinto”. All’iniziativa, conclude Magnotta, seguita direttamente dal Coordinamento dei Piccoli Comuni Italiani, hanno dato la propria disponibilità decine di delegazioni provenienti da tutte le Regioni Italiane, per testimoniare concretamente la solidarietà verso l’immane tragedia”.
“Il nostro obiettivo, commenta il Portavoce del Coordinamento Nazionale dei piccoli comuni italiani, Virgilio Caivano, è di arrivare a seimila adozioni a distanza. Tutti i nostri piccoli comuni devono adottare un bambino e promuovere presso la pubblica opinione nazionale, l’adozione a distanza come occasione concreta di aiuto ai più deboli della società globale. La grande fiaccolata della solidarietà che conta di raccogliere diecimila partecipanti, continua, Virgilio Caivano, vuole essere un messaggio concreto per un mondo davvero più attento alle esigenze dei più deboli, dei poveri. Un mondo più giusto e solidale, in grado di evitare che possano accadere in futuro, tragedie simili che offendono ed umiliano la dignità della persona umana. Le adozioni a distanza, conclude Virgilio Caivano, saranno seguite direttamente dalla Caritas Italiana, da sempre in prima fila per aiutare la sofferenza nel mondo”.

 


L'abbraccio del Sommo Pontefice ai Piccoli Comuni Italiani

SEGRETERIA DI STATO
---------------- Dal Vaticano,24 Dicembre 2004
PRIMA SEZIONE – AFFARI GENERALI


Pregiatissimo Signor Virgilio Caivano, nel corso dell’Udienza generale del 15 dicembre corrente, Ella, anche a nome di codesto Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni, ha voluto informare il Santo Padre circa un film sul presepe, unendo in dono una statuina in terracotta raffigurante un pastore.

Riconoscente per il gentile omaggio e per i sentimenti che lo hanno suscitato, il Sommo Pontefice, Che ha apprezzato il lodevole impegno a diffondere i valori del Natale cristiano, mentre invoca una rinnovata effusione dei doni della letizia e della pace recati agli uomini….dal Salvatore….nato…dalla…Vergine Immacolata..e presente nell’Eucarestia, assicura un ricordo nella preghiera per Lei e per quanti si sono associati nel premuroso gesto e di cuore invia la propiziatrice Benedizione Apostolica, estendendola volentieri alla persone care, con speciale pensiero per il Signore Pino Tordiglione e per coloro che hanno collaborato alla realizzazione del lungometraggio.
Profitto della circostanza per porgerLe cordiali saluti. Mons. Gabriele Caccia
Assessore

_____________________
Pregiatissimo Signore
Sig. Virgilio CAIVANO
Portavoce del Coordinamento Nazionale
Piccoli Comuni
Corso Principe Umberto,52
71020 ROCCHETTA SANT’ANTONIO (FG)



PICCOLI COMUNI DAL MINISTRO DELL’AMBIENTE MATTEOLI PER L’IMMONDIZIA DELLA REGIONE CAMPANIA
Mercoledi 12 gennaio 2004 alle ore 17.30 una delegazione dei piccoli comuni italiani composta dai Sindaci di Panni, Savignano Irpino, Greci e Monteleone di Pûglia, il Presidente della Comunità Montana dei Monti Dauni Meridionali, Sen. Carmelo Morra, guidata dal Portavoce del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, Virgilio Caivano, incontrerà presso la sede romana del Ministero dell’Ambiente, il Ministro Altiero Matteoli. “Al Ministro, dichiara il Portavoce del Coordinamento dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, chiederemo di bloccare la scelta della Giunta Provinciale di Avellino di realizzare in contrada d’Ischia, nel piccolo comune di Savignano Irpino una mega discarica di foss e sovvalli; la convocazione di un Consiglio dei Ministri sull’emergenza rifiuti in Campania; la revoca dell’incarico di Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti in Campania al Prefetto Catenacci, per tornare dopo dieci anni di gestione commissariale inutile visto i risultati alle responsabilità della politica ed in maniera particolare della Presidenza della Giunta Regionale della Campania; un chiaro impegno del Ministro Matteoli sulla termovalirazzazione come soluzione possibile del disastro dell’emergenza rifiuti in Campania. E’ tempo, conclude Virgilio Caivano, che la politica e le Istituzioni si assumano fino in fondo le proprie responsabilità dopo decenni di totale e colpevole abbandono”.


 

VATICANO, AMBASCIATA AMERICANA E CARCERE DI REBIBBIA: TRE APPUNTAMENTI PER I PICCOLI COMUNI ITALIANI.


Mercoledì 15 dicembre 2004 tre appuntamenti di grande importanza per il Coordinamento Nazionale dei piccoli comuni italiani. Alle ore 10.30 una delegazione, guidata del Portavoce, Virgilio Caivano parteciperà all’Udienza Generale del Santo Padre, con menzione della presenza del Coordinamento nell’ambito dell’Udienza, Per la particolare occasione parteciperà all’Udienza anche l’intero cast del film di Pino Tordiglione, “Il Natale Rubato”. Per il tema trattato dal film, un presepe del 1700 rubato in un piccolo comune dell’Irpinia e nel particolare contesto di richiamo all’importanza del Presepe fatto dal Santo Padre, Pino Tordiglione e Virgilio Caivano consegneranno al Papa il “Noè”, il pastorello creato dal mastro preseparo, Giuseppe Ferrigno.Anche la Provincia di Foggia, rappresentata dall’Assessore delegato ai piccoli comuni. Antonio Angelillis, presente all’Udienza Generale,donerà al Santo Padre l’immagine di San Michele Arcangelo, patrono della Capitanata. “Per tutti noi, la benedizione del Santo Padre, è il commento di Virgilio Caivano, rappresenta un ulteriore stimolo ad andare avanti nella nostra sfida di sensibilizzazione di promozione del modello sociale del piccolo comune, come alternativa ad una società globalizzata e globalizzante”. “La giornata di mercoledì,continua Caivano, proseguirà con la visita al grande amico dei piccoli comuni italiani, l’Ambasciatore americano presso la Santa Sede, Jim Nycolson, da poco nominato Ministro dei Reduci nel Governo degli Stati Uniti. Per noi, l’Ambasciatore neo Ministro, ha preparato un momento di accoglienza presso Villa Richardson alle ore 15.30 per fare il punto sulle nostre iniziative e soprattutto,fare gli auguri a Pino Tordiglione per lo straordinario successo del suo film. Alle 16.30, conclude il Portavoce dei piccoli comuni, saremo a Rebibbia per riflettere sul tema: “I valori sui quali costruire un nuovo modello sociale”. La riflessione, stimolata dalla proiezione del Natale Rubato, che parla di un padre costretto a rubare, per trovare i soldi per pagare una difficile operazione chirurgica negli Stati Uniti per salvare la sua figlioletta, vuole essere anche il modo per dire a chi ha sbagliato che è possibile recuperare e dare un contributo alla costruzione di una società più giusta. La nostra presenza nelle carceri di Rebibbia, vuole essere anche un modo per riflettere sulla nostra società sempre più distante dall’uomo e sul bisogno di guardare ai piccoli comuni, dove l’uomo è un valore assoluto e non un semplice ed anonimo numero di matricola”. Per il Coordinamento dei piccoli comuni italiani si tratta di una buona occasione per continuare nell’opera di sensibilizzazione e di promozione presso la pubblica opinione nazionale di una parte dell’Italia non letta e non scritta, rischia di scomparire per sempre. Il Natale Rubato ha dato il via ad un nuovo modo di comunicare ai giovani i valori e la straordinaria attenzione suscitata in tutto il Paese dimostra che le nuove generazioni, come ama dire il Santo Padre, sono il frutto migliore di una società che vuole crescere nella solidarietà e nell’equità.

Rocchetta Sant'Antonio , 13 dicembre 2004


Andrea Gisoldi
Resp. Ufficio Stampa del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni

 

Alla Sollecitazione del Coordinamento sulla vergogna della sanità nei piccoli comuni, risponde il Senatore Egidio Pedrini con un'interrogazione parlamentare al governoIl Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani ha stabilito un rapporto organico con il Senatore Egidio Pedrini


Il Senatore Egidio Pedrini, Gruppo per le Autonomie, consigliere comunale e provinciale fin da giovanissimo, oggi è sindaco di Zeri (1315 abitanti, 72Kmq, detto anche il "Passo dei Tre Confini" in quanto "confina" con Liguria, Emilia Romagna e Toscana).
Il Senatore Pedrini interpreta nelle sue iniziative politiche il grande impegno che profondono gli amministratori locali, le difficoltà che essi incontrano quotidianamente nel concreto e soprattutto le reali esigenze dei dieci milioni di cittadini che vivono nelle piccole comunità italiane.
Interrogazioni presentate:
sulle acque/acquedotti;
ICI sulla prima casa,
sulle guardie mediche e assistenza sanitaria.

INTERROGAZIONEPEDRINI - Al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Salute.

Premesso che:
nei piccoli comuni italiani vi è una drammatica situazione dal punto di vista sanitario: la guardia medica non c’è, il medico di famiglia non esiste, ed il pediatra è un lusso per qualche ora la settimana: in questa vergognosa condizione sanitaria versano 280 piccoli comuni italiani al di sotto dei 2000 abitanti;
per piccole comunità come comuni in Valbormida in Liguria, Celle di Sanvito in Puglia, o Monterone e Castino in Piemonte, o Castelpoto in Campania, Liguria, Enego in Veneto, Lauco in Friuli, Secinaro in Abruzzo, Tavenna in Molise, Leonessa nel Lazio, Sellia in Calabria, Craco e Cirigliano in Basilicata Sutera in Sicilia..., il diritto alla salute sancito dalla Carta Costituzionale è stato limitato;
per migliaia di cittadini, donne, anziani e bambini l’assistenza sanitaria è insufficiente e in questo specifico caso, il passaggio dei poteri alle Regioni in materia di sanità, ha sostanzialmente rappresentato, finora, un peggioramento;
all’assenza del livello centrale si aggiunge infatti una nuova forma di centralismo regionale che tende ad utilizzare le risorse disponibili prevalentemente nelle aree metropolitane;
avviene così che si verifichi una più marcata differenza di trattamento all’interno delle stesse macro realtà territoriali;
basti pensare ai piccoli comuni della montagna e alla loro condizione al limite della sopportazione per migliaia di famiglie che in assenza dei più elementari servizi sono costrette loro malgrado ad una forzata emigrazione. Per centinaia di dializzati, secondo uno studio dei dipartimenti sanitari di alcune Asl di diverse regioni, le più colpite sono persone anziane che vivono nelle aree interne e soprattutto nei piccoli comuni, come dimostra uno studio del dipartimento di Assistenza in Nefrologia, Dialisi e Trapianto di rene- Comprensorio di Foggia;
vi sono persone anziane costrette a percorrere decine di chilometri per raggiungere i centri dialisi in condizioni di totale disagio, a bordo di mezzi privi di confort;
persone anziane costrette a viaggi disagevoli per un semplice prelievo del sangue. Per non parlare del servizio 118, il pronto intervento, che in tantissimi piccoli comuni italiani non esiste, e dove è presente è carente di tutto, dall’assenza del medico a bordo, alla totale mancanza di strumenti adeguati, nella cornice di un personale di puro volontariato, e per nulla formato;
questo servizio che se organizzato anche per due sole ore al mese eviterebbe disagi, se non addirittura rinuncia alla richiesta di prestazione, trova una richiesta economica assurda da parte degli uffici ASL;
nel comprensorio montano della Lunigiana (provincia di Massa), l’ospedale di Fivizzano, fino ad oggi preposto ad effettuare le analisi cliniche per buona parte della popolazione della vallata, ha sospeso questo servizio! Per tutta la popolazione residente i campioni di sangue vengono spediti a Carrara, con le conseguenze che si possono immaginare! Lo stesso ospedale di Fivizzano si trova in condizione di crisi e pressoché quotidianamente provvede a ridurre le tipologie di servizi forniti;
siamo in presenza di un quadro tragico che sembra sfuggire all’attenzione della politica italiana, sempre più incartata e lontana dai problemi reali dei cittadini;
nella stragrande maggioranza dei servizi di guardia medica (peraltro, non sempre costituiti in ognuno di questi piccoli comuni) non c’è nulla, non vi è alcuna dotazione, e molto spesso i medici sono costretti a fare riferimento solo alla loro personale professionalità;
sembra quasi che la salute dei cittadini non sia un diritto naturale e costituzionalmente protetto;
i costi per le famiglie negli ultimi cinque anni sono notevolmente lievitati;
per fare una qualsiasi visita specialistica, esse sono costrette a raggiungere, nella maggior parte dei casi, il comune capoluogo, ovunque sia soprattutto nel Sud, e questo nonostante i miliardi spesi inutilmente in Italia per l’allestimento di poliambulatori, destinati nelle intenzioni a diventare centri territoriali per le cure specialistiche e divenuti invece delle cattedrali nel deserto;
vi è una condizione di totale disagio che richiede in maniera definitiva una riflessione seria sui diritti dei cittadini che vivono nelle piccole comunità, sempre emarginati e sempre più periferia, ironia della sorte, proprio nel tempo della comunicazione e del villaggio globale;
ai piccoli comuni italiani,stanno letteralmente rubando l’anima e questo è un errore grave ed imperdonabile nei confronti delle nuove generazioni che vivranno l’Europa dei popoli senza radice e senza identità. Dove non c’è storia, non c’è passato e non ci sarà futuro.Alla luce di quanto esposto, si chiede di sapere
quali iniziative intenda assumere il Governo per risolvere il problema della tutela della salute per quei cittadini che si trovano a vivere nei piccoli comuni italiani. Si chiedono adeguate iniziative del Governo, sia per il miglioramento del livello delle prestazioni sanitarie, sia soprattutto per il pronto stabilimento di un adeguato livello di tutela sanitaria per le emergenze, in grado di garantire in modo sufficiente anche i cittadini italiani residenti in piccoli comuni e in zone geograficamente periferiche;
chiede altresì
se il Governo intenda perseguire il medesimo obiettivo nelle sedi di concertazione stato-regioni-enti locali a ciò istituzionalmente deputate, esercitando un ruolo di pressione e sensibilizzazione in particolare verso gli enti regione.
Sen. Egidio Pedrini


LA DUE GIORNI A TREVISO

All’iniziativa dedicata ai piccoli comuni come modello sociale,promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Treviso e dalla CISL provinciale con il Coordinamento Nazionale dei piccoli comuni italiani, per lunedì 15 e martedì 16 novembre 2004, parteciperà anche il portavoce del Coordinamento Nazionale dei piccoli comuni italiani, Virgilio Caivano. La due a prevede una tavola rotonda che si terrà lunedì alle ore 9.00 presso il cinema “Edera” in Treviso, sul tema:
“ I valori dei piccoli comuni nelle grandi città attraverso il cinema: il Natale Rubato, l’esempio”
La tavola rotonda prevede oltre a Caivano, la presenza del Vice Presidente di Rai Cinema, Roberto DEANNA, del regista del film, Pino Tordiglione, dell’Assessore alla Cultura del Comune di Treviso, Letizia ORTICA e del segretario provinciale della Cisl, Pasquale COLUCCIELLO. Seguirà la proiezione del film “IL NATALE RUBATO”, dedicata agli alunni delle scuole di Treviso. Per martedì è previsto un momento di confronto con le piccole realtà del trevigiano.
“L’iniziativa è il commento di Virgilio Caivano, rappresenta una straordinaria occasione per rilanciare il modello sociale dei piccoli comuni, autentici contenitori di quei sapori e saperi in parte ormai scomparsi nelle grandi realtà urbane, capace di contrastare efficacemente la deriva globalizzante della società del terzo millennio”. “L’identità, la radice, l’appartenenza alla comunità locale, continua Caivano come antitodo all’alienazione della dignità della persona umana. “Dalla provincia di Treviso, dal ricco nord-est conclude Caivano, un messaggio carico di valori ritrovati e di speranza per consegnare alle future generazioni una condizione di equità sociale e di grande solidarietà”.
MERCOLEDI 17 NOVEMBRE 2004 IL PORTAVOCE VIRGILIO CAIVANO SARA’ OSPITE NEGLI STUDI DI TELEPADANIA PER UN CONFRONTO SUL TEMA: “I PICCOLI COMUNI COME ELEMENTO DI COESIONE DELLA COMUNITA’ NAZIONALE



L’impegno degli italo- americani a favore dei piccoli comuni italiani

Mercoledì 10 novembre alle ore 14.30 presso la sede dell’American University a Roma, una delegazione del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, guidata dal Portavoce, Virgilio Caivano, incontrerà Joseph Delraso, dirigente dell’American University e procuratore di un pool di grandi aziende americane impegnate sui mercati internazionali. “L’incontro- afferma il Portavoce Virgilio Caivano, vuole essere innanzitutto un segnale di stima e di disponibilità degli amici italoamericani verso le nostre piccole comunità. Il progetto ambizioso al quale stiamo lavorando – continua Caivano – intende creare le condizioni per verificare la possibilità di concreti investimenti o forme di collaborazione con aziende italiane, interessate alla valorizzazione del patrimonio sociale, culturale ed ambientale custodito dai piccoli comuni. La costruzione di una filiera della qualità italiana rappresenta per molte aziende americane un campo da tenere in considerazione, come testimonia il concreto interessamento ai centri storici delle nostre piccole comunità. Con Delraso, tenteremo di realizzare un percorso alternativo, ricco di suggestioni ed in gran parte sconosciuto al grande mercato del turismo. Dai piccoli comuni italiani partirono oltre un secolo fa migliaia di nostri concittadini in cerca di lavoro ed oggi le terze o quarte generazioni avvertono il bisogno, il desiderio di riscoprire le proprie origini e quindi di ritornare nella terra dei padri. Un percorso turistico alternativo- conclude Virgilio Caivano - che potrebbe creare opportunità vere di sviluppo per le piccole comunità altrimenti costrette al declino definitivo.


Lettera di Ciampi: La presidenza della REPUBBLICA risponde a CAIVANO sulle scuole materne

Il Consigliere del Presidente della Repubblica per gli Affari Giuridici e le Relazioni Costituzionali


Egregio signor Caivano,
rispondo alla lettera con la quale Ella, in qualità di portavoce del "Coordinamento nazionale piccoli comuni italiani", pone all'attenzione del Presidente della Repubblica le difficoltà dei piccoli comuni italiani di assicurare il normale inizio della scuola materna, con il relativo servizio di mensa e di trasporto, per insufficienza di risorse finanziarie. A tale riguardo, Ella pone l'accento sui tagli operati dalla legge Finanziaria 2003.
Com'Ella sa, il Presidente della Repubblica, al quale pure non sfugge la rilevanza della materia, per le sue prerogative costituzionali, non può effettuare alcun tipo dšintervento diretto sulla questione da Lei prospettata, che, sul piano istituzionale, rientra nella competenza esclusiva del Governo e del Parlamento.
Pertanto, ho provveduto a trasmettere la Sua lettera al Ministro dellšinterno, per unšapprofondita valutazione.
Le invio cordiali saluti
                                                                      (Salvatore Sechi)
Roma,28.10.2004


Commento del Portavoce del COORDINAMENTO
Siamo grati al Presidente della Repubblica per l'ennesimo atto di grande disponibilità e sensibilità verso la vicenda tragica dei nostri piccoli comuni italiani. Prendiamo atto ancora una volta della totale disattenzione del Parlamento e del Governo verso dieci milioni di cittadini che vivono nelle piccole comunità locali. L'assenza di una politica dell'istruzione è chiara ed a pagarne le conseguenze, nonostante la propaganda elettorale sono ancora una volta le famiglie che vivono nei piccoli comuni. Abbiamo chiesto al Presidente Ciampi di far sentire ancora una volta la Sua voce nella speranza che per i nostri bambini la scuola materna sia un diritto acquisito in Paese cosiddetto civile che si vanta di essere orgogliosamente una potenza industriale a livello mondiale, salvo poi dimenticare i suoi figli migliori.


Virgilio Caivano
Portavoce del  Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni



Roma 09 novembre 2004
Ai Segretari politici nazionali
ROMA

Gentilissimi Segretari Politici,in queste settimane, finalmente, le ragioni dei piccoli comuni italiani cominciano a trovare cittadinanza presso la pubblica opinione nazionale, grazie soprattutto all’ottimo lavoro dei mezzi della comunicazione sociale. Un risultato importante che ci stimola a dare di più per il futuro, ma non allevia le nostre sofferenze per la totale assenza della politica verso una parte significativa del nostro Paese. Io credo che la politica, i partiti politici e gli uomini che li guidano hanno il dovere di lavorare, finalmente, ad un progetto politico vero per i nostri piccoli comuni italiani. L’alta percentuale di dissenso verso la politica, vista come “una cosa sporca”, il distacco sempre più marcato con il paese reale e la perdita di “ruolo sociale” delle forze politiche mi spingono a sollecitare un Vostro reale impegno su questi temi, utili anche a recuperare passione politica e partecipazione, soprattutto giovanile. La politica, alta e nobile, che recupera il gusto della suggestione e della speranza ed il sapore del progetto capace di indicare la rotta nel mare aperto della grande sfida del futuro. I piccoli comuni italiani rappresentano il 70% del patrimonio istituzionale italiano, sono abitati da dieci milioni di cittadini che hanno deciso di vivere nelle piccole comunità in condizioni di sempre più marcato disagio sociale dovuto alla continua e vergognosa spoliazione dei servizi voluta da una logica fredda e devastante dei grandi numeri. Gentilissimi Segretari, vi pare degno di un Paese civile sapere di famiglie che non hanno la guardia medica, il medico di famiglia a tempo, il pediatra che non c’è, l’ufficio postale, il distributore di carburante o la scuola che chiude. A questo immenso disastro sociale, culturale ed ambientale come risponde la politic
a? Quali grandi progetti si vogliono mettere in campo? Ai nostri figli vorremmo garantire le stesse opportunità che hanno tutti i giovani di questo tempo per contribuire a costruire dal basso quell’Europa dei popoli che i nostri padri hanno sognato per noi. Apriamo finalmente un dibattito politico nazionale per rispondere con atti concreti al bisogno reale della gente. Un atto dovuto alla politica intesa come l’organizzazione della risposta alle istanze dell’uomo.

Roma 5 novembre 2004



FINANZIARIA: Governo battuto, i piccoli comuni fuori dal tetto del 2%

I Comuni fino a 3000 abitanti restano esclusi da tetto del 2%. Come anche le comunità montane isolane e le unioni fino a 10.000 abitanti. Il Governo, infatti, è stato battuto in commissione Bilancio della Camera su un subemendamento all’emendamento Corsetto che puntava a reintrodurre il blocco alla crescita della spesa per i piccoli comuni. Resta quindi in piedi il testo del Relatore. “L’emendamento Crosettto – ha calcolato il sottosegretario all’autonomia Giuseppe Vegas, costa circa 150.milioni di euro”. A questa somma si aggiungono poi altri 5 mln di euro derivanti dall’estensione delle deroga al tetto di spesa per le comunità montane, introdotte con un emendamento di Renzo Patria (Fi).
Il voto in Commissione Bilancio e la sconfitta della maggioranza parlamentare sul tetto di spesa per i piccoli comuni mette in risalto una presa di coscienza da parte di alcune forze politiche di maggioranza che hanno finalmente trovato il coraggio di dire no alla politica devastante del sottosegretario all’economia Giuseppe Vegas. Per il sottosegretario 10 milioni di cittadini che vivono nei piccoli comuni italiani sono un problema e non una grande risorsa. La sconfitta del Governo in Commissione Bilancio è la testimonianza plastica di una totale assenza progettuale per il 76% del patrimonio istituzionale italiano, visto che su ottomila ben seimila sono piccoli comuni, al disotto dei cinquemila abitanti. Adesso, occorre porre rimedio ad una ulteriore ingiustizia verso le piccole comunità attraverso l’esclusione dei piccoli comuni dal patto di stabilità anche per i comuni sotto i cinquemila abitanti e soprattutto il varo definitivo del disegno di legge 1942 a favore dei piccoli comuni, votato alla Camera nel gennaio del 2003 e fermo in Commissione Bilancio al Senato per chiara volontà del sottosegretario Vegas. Per i piccoli comuni montani in maniera particolare, la finanziaria 2005 è decisiva per evitare il definitivo disastro finanziario e l’estinzione ed Coordinamento si prepara ad una mobilitazione della pubblica opinione nazionale a partire dal 4 novembre per sollecitare la politica italiana ad una doverosa azione di ripensamento in sede parlamentare per arrivare ad una Legge Finanziaria portatrice di sviluppo ed opportunità e non di tagli e mortificazioni per 10 milioni di cittadini che con coraggio hanno scelto di continuare a vivere in condizioni di estremo disagio per difendere e tramandare un patrimonio culturale, sociale ed ambientale sul quale poggia tutta la storia del nostro Paese.

Roma 1 novembre 2004



LA GIORNATA DELL’ORGOGLIO ITALIANO NEI PICCOLI COMUNI NEL SEGNO DI CIAMPI,

Sig. Presidente,
il 4 novembre rappresenta per tutti noi la giornata dell’orgoglio italiano grazie al Suo amore ed al Suo alto senso della Patria e delle Istituzioni. I nostri giovani, in un tempo di grande confusione e di assenza delle ideologie, hanno nel vostro quotidiano impegno volto alla difesa delle Istituzioni, l’autentico orizzonte valoriale al quale fare riferimento. Nei nostri piccoli comuni italiani il senso dello Stato e dell’appartenenza alla radice della Comunità Nazionale è profondamente radicato e sentito come valore profondo della nostra storia e della nostra identità.Il 4 novembre, in tutte le nostre piazze e nelle nostre chiese, l’Italia dei piccoli comuni si muoverà all’unisono nel giorno della memoria per ricordare alle nuove generazioni la gioia immensa della libertà e l’estremo sacrificio di tanti eroici patrioti che per essa hanno dato la vita. Ai nostri figli, Sig. Presidente, non manchiamo mai di ricordarlo, perché un Paese che non ha memoria e rispetto per la propria storia non ha futuro e noi dei piccoli comuni, nonostante una logica ingiusta dei grandi numeri ci condanni all’oblio continuiamo a credere che prima o poi un grande Paese come l’Italia tornerà ad amarci come noi amiamo la nostra Patria. Per queste ragioni, ancora una volta, dal piccolo comune di Rocchetta Sant’Antonio parte un messaggio di amore e di speranza attraverso una iniziativa nazionale che tende, nel segno delle Vostre indicazioni, a tenere sveglio nella pubblica opinione nazionale l’attaccamento ai valori sacri della Patria e della libertà. Il 4 novembre nella splendida Chiesa Madre si celebrerà una messa solenne con una “Preghiera per l’Italia”, seguita dalla commemorazione ufficiale dei caduti di tutte le guerre ed una riflessione pubblica sul tema: “Il giorno dell’orgoglio italiano nell’unità dei valori e dell’appartenenza alla comunità nazionale”. Un segnale importante che parte da un Mezzogiorno d’Italia che guarda al futuro consapevole di avere di fronte grandi sfide da vincere mettendosi in gioco fino in fondo e mettendo da parte la logica dell’attesa, della delega e dell’improvvisazione, ricco della propria storia e dell’enorme patrimonio sociale, culturale ed ambientale di cui dispone. Una grande risorsa a disposizione di quell’Europa dei popoli che vogliamo contribuire a costruire e che La vede indubbio protagonista. Dio la benedica, Sig. Presidente.

Rocchetta Sant’Antonio 1 novembre 2004



IL GOVERNO BERLUSCONI SI DIMETTA. I PICCOLI COMUNI SCIOPERANO CONTRO UNA FINANZIARIA INGIUSTA, INIQUA E INUTILE.

Il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani riunitosi a ….in Veneto aderisce allo sciopero nazionale promosso dalla CGIL, CISL e UIL per sabato 30 ottobre contro una legge finanziaria ingiusta, iniqua e inutile. Per i dieci milioni di cittadini che vivono nelle piccole comunità italiane è l’ennesimo schiaffo alle speranza di una condizione di vita normale. Una legge finanziaria che non crea sviluppo, lavoro, certezze sul futuro, ma solo tagli ai servizi essenziali alla persona come la scuola, la sanità, il trasporto pubblico. Non c’è nessun programma relativo all’innovazione tecnologica, alla valorizzazione dei piccoli comuni, solo slogan elettorali e promesse, come le tre “I”, inglese, informatica e impresa, sempre annunciate e mai realizzate, lasciando una parte significativa del Paese in una condizione di arretratezza tecnologica devastante e pericolosa proprio nell’era della comunicazione di massa. Una finanziaria che prevede solo ulteriori sacrifici per le famiglie che vivono nei piccoli comuni, soprattutto montani, dove il costo della vita è di molto superiore alla media nazionale, con una impressionante ed inarrestabile spoliazione dei servizi. Una finanziaria che costringerà centinaia di piccoli comuni al dissesto finanziario e che non tiene in nessun conto della richiesta di attenzione verso un patrimonio sociale, ambientale e culturale che sta letteralmente scivolando nel baratro nell’indifferenza generale della maggioranza parlamentare e del Governo Una legge finanziaria che penalizza soprattutto le fasce più deboli della popolazione, i giovani e gli anziani. Per i giovani le differenze e le distanze con chi vive nelle grandi realtà urbane nazionali ed europee aumentano sempre di più, negando loro il diritto alle pari opportunità. Per gli anziani una finanziaria che accentua il disagio per l’assenza di servizi socio assistenziali sempre più marcata nei piccoli comuni, costretti a vendere gli ori di famiglia per far quadrare il bilancio. Come dimostrano il piccolo comune di Castelpoto, in provincia di Benevento, che ha messo in vendita il centro storico e tanti altri Sindaci, costretti a spegnere i lampioni o tagliare l’assistenza domiciliare agli anziani a causa di bilanci ridicoli. Una condizione di notevole disagio che sfugge alla maggioranza parlamentare insensibile verso il dramma delle piccole comunità ed impegnata a promettere attraverso il Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, un taglio delle tasse impossibile ed inutile in un Paese dal costo della vita ormai altissimo e proibitivo per milioni di famiglie, soprattutto per quelle che vivono nei piccoli comuni. Per queste ragioni da ogni piazza dei piccoli comuni italiani sabato partirà un messaggio per una Legge finanziaria attenta ai bisogni veri e soprattutto la richiesta di dimissioni del Governo per manifesta insensibilità politica a risolvere i problemi del Paese, prima che sia davvero troppo tardi..



-- L’aumento del Fondo nazionale per i piccoli comuni di montagna: solo slogan elettorale inutile e dannoso del Governo.

Il Provvedimento del Governo di approvazione del Disegno di Legge, La Loggia, che prevede l’aumento della dotazione del Fondo nazionale per la montagna, al fine di consentire la realizzazione di opere a sostegno dei Comuni di area montana e delle comunità che insistono su territori svantaggiati con grave carenza di infrastrutture è solo uno slogan elettorale come i tanti che hanno contrassegnato l’attività del Governo verso i piccoli comuni italiani. Agli annunci eclatanti non seguono mai fatti concreti, visto che in centinaia di piccoli comuni di montagna, dalla fascia alpini alla dorsale appenninica, ai monti siciliani il dramma della desertificazione demografica, avanza senza sosta. In centinaia di piccoli comuni di montagna non ci sono guardie mediche, è ripresa la spoliazione dei servizi che vanno dall’ufficio postale al distributore di carburante, alla chiusura delle scuole, delle piccole stazioni ferroviarie per non parlare dei dissesti idrogeologici e del completamente della ricostruzione terremoto. Il Governo non ha una politica per la montagna, solo improvvisazione e spot pubblicitari. Una grande risorsa è stata completamente abbandonata come testimonia plasticamente la mancata applicazione delle Legge n.97 del 1994 proprio sulla montagna. Le Regioni italiane hanno totalmente disatteso gli indirizzi della legge e con la riforma della Costituzione le cose sono destinate a peggiorare ulteriormente. Il Governo cominci a dare risposte concrete a partire dall’approvazione del D.D.L. n.1942 a favore dei piccoli comuni votato alla Camera dei Deputati nel gennaio del 2003 e fermo in alcune Commissioni del Senato perché il Sottosegretario al tesoro Vegas lo tiene inspiegabilmente bloccato. Negli ultimi due anni sono migliaia le famiglie che hanno abbandonato i piccoli comuni di montagna perché costrette a vivere in condizioni di estremo disagio con servizi carenti, basti pensare che molti bambini delle materne sono costretti ad un pendolarismo di decine di chilometri su strade di montagna molto spesso dissestate e pericolose. Il Governo vada a tenere un Consiglio dei Ministri a Sinopoli in Calabria, o Celle di San Vito, Volturino o Volturara in Puglia o Monterone, Beva o Cima, in Lombardia, a Fraine in Abruzzo, a Lauco o Dogna in Friuli, a Posina in Veneto, a Frassino Gorzegno in Piemonte, a Guardia Lombardi o Greci in Campania, a Trecchino o Trivigno in Basilicata per rendersi conto della gravità della situazione e dell’inutilità del D.D.L. La Loggia in assenza di una politica complessiva di rilancio dei piccoli comuni italiani. Un palliativo inutile,il D.D.L. La Loggia, visto che la Legge Finanziaria non stralcia i piccoli comuni dal patto di stabilità e non assegna risorse dirette per il mantenimento dei servizi primari al cittadino garantiti dalla Costituzione e stracciati dalla politica italiana.

Rocchetta Sant'Antonio, 25.ottobre.2004


IL GOVERNO BERLUSCONI SI DIMETTA. I PICCOLI COMUNI SCIOPERANO CONTRO UNA FINANZIARIA INGIUSTA, INIQUA E INUTILE.
Il Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani riunitosi a ….in Veneto aderisce allo sciopero nazionale promosso dalla CGIL, CISL e UIL per sabato 30 ottobre contro una legge finanziaria ingiusta, iniqua e inutile. Per i dieci milioni di cittadini che vivono nelle piccole comunità italiane è l’ennesimo schiaffo alle speranza di una condizione di vita normale. Una legge finanziaria che non crea sviluppo, lavoro, certezze sul futuro, ma solo tagli ai servizi essenziali alla persona come la scuola, la sanità, il trasporto pubblico. Non c’è nessun programma relativo all’innovazione tecnologica, alla valorizzazione dei piccoli comuni, solo slogan elettorali e promesse, come le tre “I”, inglese, informatica e impresa, sempre annunciate e mai realizzate, lasciando una parte significativa del Paese in una condizione di arretratezza tecnologica devastante e pericolosa proprio nell’era della comunicazione di massa. Una finanziaria che prevede solo ulteriori sacrifici per le famiglie che vivono nei piccoli comuni, soprattutto montani, dove il costo della vita è di molto superiore alla media nazionale, con una impressionante ed inarrestabile spoliazione dei servizi. Una finanziaria che costringerà centinaia di piccoli comuni al dissesto finanziario e che non tiene in nessun conto della richiesta di attenzione verso un patrimonio sociale, ambientale e culturale che sta letteralmente scivolando nel baratro nell’indifferenza generale della maggioranza parlamentare e del Governo Una legge finanziaria che penalizza soprattutto le fasce più deboli della popolazione, i giovani e gli anziani. Per i giovani le differenze e le distanze con chi vive nelle grandi realtà urbane nazionali ed europee aumentano sempre di più, negando loro il diritto alle pari opportunità. Per gli anziani una finanziaria che accentua il disagio per l’assenza di servizi socio assistenziali sempre più marcata nei piccoli comuni, costretti a vendere gli ori di famiglia per far quadrare il bilancio. Come dimostrano il piccolo comune di Castelpoto, in provincia di Benevento, che ha messo in vendita il centro storico e tanti altri Sindaci, costretti a spegnere i lampioni o tagliare l’assistenza domiciliare agli anziani a causa di bilanci ridicoli. Una condizione di notevole disagio che sfugge alla maggioranza parlamentare insensibile verso il dramma delle piccole comunità ed impegnata a promettere attraverso il Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi, un taglio delle tasse impossibile ed inutile in un Paese dal costo della vita ormai altissimo e proibitivo per milioni di famiglie, soprattutto per quelle che vivono nei piccoli comuni. Per queste ragioni da ogni piazza dei piccoli comuni italiani sabato partirà un messaggio per una Legge finanziaria attenta ai bisogni veri e soprattutto la richiesta di dimissioni del Governo per manifesta insensibilità politica a risolvere i problemi del Paese, prima che sia davvero troppo tardi.. Virgilio Caivano
Portavoce del Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni

 

In trecento piccoli comuni italiani non c’è più l’edicola per acquistare il giornale.
Per chi vive in un piccolo comune al di sotto di cinquecento abitanti anche acquistare un giornale diventa un problema. In circa trecento piccoli comuni italiani, non ci sono più le classiche edicole ed i giornali si acquistano a mezzo abbonamento postale o nell’edicola del centro abitato più grande. Anche la più elementare forma d’ informazione è negata a chi vive nelle piccole comunità. L’edicola da sempre ha rappresentato il classico luogo dell’incontro e dello scambio di opinioni, un riferimento anche culturale. Negli ultimi anni , le edicole hanno chiuso e nonostante le leggi vigenti sulla possibilità di vendere i giornali negli esercizi pubblici, a causa di una burocrazia farraginosa, i cittadini si vedono privati anche di questo servizio. I distributori di giornali ritengono poco conveniente portare poche copie di giornali, soprattutto nei comuni montani e nel periodo invernale. Per le persone anziane, la stragrande maggioranza dei residenti, anche leggere una notizia diventa un lusso. Per non parlare dell’informazione on line, senza Adsl, nonostante i continui annunci spot pubblicitari del Ministro dell’Innovazione, Lucio Stanca, dell’Adsl per tutti, anche per i giovani diventa arduo fare qualcosa. E intanto, il Ministro per la Salute, Sirchia, afferma che la tv fa male (noi non ci crediamo) alle persone anziane e i grandi studi di ricerca sociale continuano ad affermare che in Italia si legge poco, ancora di meno nei piccoli comuni e non per libera scelta;

Andrea Gisoldi
addetto stampa Coordinamento Piccoli Comuni

Tremila delibere dei Piccoli Comuni sul tavolo di Berlusconi

Ad una legge finanziaria iniqua e devastante nel suo impianto complessivo i piccoli comuni italiani rispondono finalmente in maniera unitaria con tremila atti amministrativi, mandati al Presidente del Consiglio, On. Silvio Berlusconi. I Consigli Comunali, dopo aver visto l’articolo 6 della bozza relativa alla manovra finanziaria 2005 che prevede, fra l’altro, che anche i Comuni al di sotto dei 5000 abitanti saranno interessati dal 1 gennaio 2005 all’applicazione del patto di stabilità interno, prevedendo che la totalità delle spese correnti ed in conto capitale non potrà superare l’ammontare corrispondente di spese all’esercizio 2003, incrementato del 4,8%. All’unanimità, i Consigli Comunali, quindi maggioranze e minoranze consiliari, di centro destra e di centro sinistra, per impedire una scelta sbagliata che penalizza definitivamente le piccole comunità e offende ed umilia il grado di autonomia degli enti locali deliberano di chiedere al Governo ed a tutto le forze presenti in Parlamento di riflettere sulla gravità di tali scelte ed a rivedere i contenuti della Legge Finanziaria 2005. A tal fine, Chiedono:
1) l’esenzione, per i Comuni inferiori a 3000 abitanti, dall’obbligo del “patto di stabilità interno”;
2) la sollecita approvazione del D.D.L. n.1942 in favore dei Comuni inferiori a 5.000 abitanti ed in subordine lo stralcio del 4° c.art.2 prevedendo l’esenzione dall’obbligo della “contabilità economica” così come già disposto per gli anni 2002 e 2003 con l’aticolo 31 c.17 della Legge 27.12.2002 n.289;
3) l’adeguamento dei trasferimenti al tasso di inflazione programmato e la previsione per i Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti, di un congruo contributo a carico del bilancio dello Stato per le medesime finalità dei contrbuti attribuiti a valre sul fondo nazionale ordinario degli investimenti.
L'iniziativa partita dal Piccolo Comune di Carro in provincia della Spezia e rapidamente fatta propria da tutti i piccoli comuni italiani dimostra che è ormai tempo che la politica italiana si ponga seriametne il dramma delle piccole comunità e lavori ad un progetto di rilancio di rilancio nel rispetto di dieci milioni di cittadini che ad ogni finanziaria si vedono privati di risorse e quindi di servizi garantiti dalla Costituzione e cancellati dalla logica perversa dei grandi numeri economici ed elettorali.

 


LE VERGOGNE DELLA SANITA’ NEI PICCOLI COMUNI ITALIANI

La guardia medica non c’è, il medico di famiglia neo esiste ed il pediatra è un lusso per qualche ora la settimana. E’ questa la drammatica e vergognosa condizione sanitaria in cui versano 280 piccoli comuni italiani al disotto dei 2000 abitanti. Per piccole comunità come Faeto, Celle di Sanvito in Puglia, o Monterone e Castino in Piemonte, o Castelpoto in Campania, Dego in Liguria, Enego in Veneto, Lauco in Friuli, Secinaro in Abruzzo, Tavenna in Molise, Leonessa nel Lazio, Sellia in Calabria, Craco e Cirigliano in Basilicata Sutera in Sicilia, il diritto alla salute è stato cancellato dalla Carta Costituzionale. Altro che riforma. Per migliaia di cittadini, donne, anziani e bambini l’assistenza sanitaria è da quinto mondo e con la famosa “dovolutione” ed il passaggio dei poteri alle Regioni in materia di sanità le condizioni tendono al totale peggioramento. All’assenza del livello centrale si aggiunge una nuova forma di “cinismo” regionale che tende ad utilizzare le risorse disponibili prevalentemente nella aree metropolitane, per chiari interessi elettorali ed avremo una più marcata differenza nord – sud all’interno delle stesse macro realtà territoriali. Basti pensare ai piccoli comuni della fascia alpina . Una condizione al limite della sopportazione per migliaia di famiglie che in assenza dei più elementari servizi sono costrette loro malgrado ad una forzata emigrazione che ha il sapore dell’autentica deportazione. Per centinaia di dializzati, secondo uno studio dei dipartimenti sanitari di alcune Ausl di diverse regioni, le più colpite sono persone anziane che vivono nelle aree interne e soprattutto nei piccoli comuni, come dimostra uno studio del dipartimento di “Assistenza in Nefrologia, Dialisi e Trapianto di rene- Comprensorio di Foggia. Persone anziane costrette a percorrere decine di chilometri per raggiungere i centri dialisi in condizioni di totale disagio, a bordo di autentiche carrette, prive di ogni confort. Per non parlare del servizio 118, il pronto intervento, che in tantissimi piccoli comuni italiani non esiste e dove è presente è carente di tutto dall’assenza del medico a bordo, alla totale mancanza di strumenti adeguati, nella cornice di un personale di puro volontariato e per nulla formato. Un quadro tragico che sembra sfuggire all’attenzione della politica italiana sempre più incartata e lontana dai problemi reali dei cittadini. Nella stragrande maggioranza delle guardie mediche (dove sono presenti, nonostante una legge, pare, le renda obbligatorie per ogni comune) non c’è nulla e molto spesso i medici sono costretti a mettere in pratica l’antica arte dell’arrangiarsi. Quasi che la salute dei cittadini fosse un gioco. I costi per le famiglie negli ultimi cinque anni sono notevolmente lievitati e per fare una qualsiasi visita specialistica sono costrette a raggiungere, nella maggior parte dei casi, il comuni capoluogo, soprattutto nel Sud, nonostante i miliardi spesi inutilmente in giro per l’Italia nell’allestimento di poliambulatori, destinati nelle intenzioni a diventare centri territoriali per le specialistiche ed ormai delle vere cattedrali nel deserto. Una condizione di totale disagio che richiede in maniera definitiva una riflessione seria sui diritti dei cittadini che vivono nelle piccole comunità, sempre emarginati e sempre più periferia, ironia della sorte, proprio nel tempo della comunicazione e del villaggio globale. Il film testimonial dei piccoli comuni, il Natale Rubato, di Pino Tordiglione, una splendida favola di valori, parla un padre che è costretto, per salvare la sua bambina, affetta da una grave malattia curabile solo negli Stati Uniti, a rubare il presepe di Natale. A rubare l’anima di una comunità. Ai piccoli comuni italiani,stanno letteralmente rubando l’anima e questo è un errore grave ed imperdonabile nei confronti delle nuove generazioni che vivranno l’Europa dei popoli senza radice e senza identità. Dove non c’è storia, none c’è passato, non ci sarà futuro.


DUECENTO PICCOLI COMUNI SULL’ORLO DEL BARATRO

In assenza di misure concrete nella prossima Legge finanziaria per duecento piccoli comuni sotto i mille abitanti, come Morterone in provincia di Cuneo (46 abitanti), si apre il baratro dell’estinzione e del disastro finanziario, entro dicembre del 2004. Ad essere colpiti sono soprattutto i piccoli comuni della cintura alpina, con una desertificazione demografica e dei servizi pari al 100%. Nonostante le tante sollecitazioni la politica italiana resta insensibile al dramma che vivono dieci milioni di cittadini che con coraggio hanno deciso di restare nei piccoli centri. L’assenza di una chiara politica del Governo in materia, penalizza in maniera definitiva anche il Nord, dove si registra il più alto numero di piccoli comuni. Oltre duemila sono presenti solo in Lombardia e di dimensioni ridottissime. Centinaia non superano i duecento abitanti e sono i primi a soccombere nonostante la tanto propagandata azione della Lega Nord. La drammatica verità è che per piccoli comuni come Burgio in provincia di Agrigento; Auolasca in provincia di Alessandria; Fenins in provincia di Aosta; Cessole in provincia di Asti; Monteverde in provincia di Avellino; Lamon in provincia di Belluno; Prove in provincia di Bolzano; Idro in provincia di Brescia; Zagarise in provincia di Catanzaro; Bergole in provincia di Cuneo e Panni, Feto, Celle e Volturino in provincia di Foggia il destino è ormai segnato da una logica crudele dei grandi numeri che non tiene in nessun conto l’enorme valore di un pezzo importate dell’Italia che scompare, nella totale indifferenza della politica e delle istituzioni italiane. Mentre la politica italiana si affanna a disquisire sulle riforme costituzionali, i partiti politici si azzuffano sulle alchimie da mettere in campo per farsi del male a vicenda e danno spettacolo nelle trasmissioni televisive o nelle feste di partito, dieci milioni di persone chiedono di poter esercitare diritti individuali alla persona sanciti dalla Costituzione ,quella vera e nobile, come la guardia medica, la scuola, l’ufficio postale, il distributore di carburante, ecc..ecc.. E intanto la legge n.1942 a favore dei piccoli comuni italiani votata all’unanimità dalla Camera dei deputati nel gennaio del 2003, giace inspiegabilmente in alcune Commissioni del Senato e nessuno batte ciglio.


Roma, 28.settembre.2004


 

Le legge 97 del 1994 sui piccoli comuni di montagna è l’emblema del fallimento annunciato delle riforme di un federalismo selvaggio e per nulla solidale.Nel decennale dell’approvazione della legge n.97 del 1994, dedicata ai piccoli comuni di montagna il bilancio è negativo.

La legge che prevede un dispositivo importante per il rilancio dei piccoli comuni montani: come incentivi alla nuove residenze abitative, sgravi fiscali e sostegni economici alle famiglie per il costo del carburante da riscaldamento ed altre opportunità che vanno: dal mantenimento obbligatorio di servizi primari alla persona come la guardiamedica, la scuola, ecc… Tutte iniziative lodevoli che sono naufragate sugli scogli dell’indifferenza delle Regioni italiane, in maniera particolare di quelle del Sud con un medaglia al merito negativo per la Puglia. L’ultima in tutti i sensi. Il mancato rispetto delle prerogative della legge 97 del 94, da parte delle Regioni deve far riflettere quanti in questo momento nel dibattito in corso sulle riforme istituzionali e costituzionali lavorano ad un nuovo e perverso centralismo regionale. Le Regioni sono diventate solo dei centri di spesa dove prevale la logica perversa dei grandi numeri e delle convenienze delle lobby economiche. Con la riforma del Titolo V della Costituzione i problemi sono aumentati e i piccoli comuni si vedono sempre di più tagliati fuori da ogni ipotesi di sviluppo a causa di una totale assenza di programmazione da parte delle Regioni, nonostante i cosiddetti trasferimenti di poteri. La “devoluzione”, con questo sistema e nella totale insensibilità delle classi dirigenti regionali sempre più avvitate sui capoluoghi di regione e sulle aree metropolitane, rischia di uccidere ogni speranza di riscatto delle piccole comunità. Negli Statuti Regionali che un po’ tutte le Regioni stanno definendo e votando solo alcune Regioni come la Basiicata, sono previsti Titoli specifici dedicati ai piccoli comuni. Per queste ragioni, in linea con le preoccupazioni del Presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, chiediamo alla politica italiana una doverosa pausa di riflessione e l’apertura di un serio dibattito nazionale sui temi delle riforme, che guardi ai Comuni come le vera fondamenta dell’Italia e delle’Europa del domani. Il dialogo, l’ascolto e sono gli element