
Il Presidente del Consiglio, On.Silvio BERLUSCONI, non conosce il dramma dei piccoli comuni.
Le dichiarazioni del Presidente del Consiglio a Genova sui tagli in finanziaria
e sugli eventuali sprechi delle Amministrazioni locali, mettono in risalto
plasticamente, la drammatica, mancata conoscenza delle reali condizioni in
cui versano i bilanci di migliaia di piccoli comuni italiani. Il rientro nel
patto di stabilità anche per le piccole comunità ed il tetto
del 2%, portano inesorabilmente al disastro finanziario tutti i piccoli comuni
al disotto dei 1000 abitanti. Il Presidente del Consiglio non sa che anche
laccesso ai finanziamenti comunitari passa attraverso forme di cofinanziamento
a carico dei bilanci dei piccoli comuni. Una situazione finanziaria sullorlo
del baratro che rende impossibile lutilizzo di risorse comunitarie destinate
ai dissesti idrogeologici, alla riqualificazione urbana, agli impianti fognari,
alle infrastrutture di primo e secondo livello, allinnovazione tecnologica.
Questa mancata conoscenza delle problematiche che affliggono le piccole comunità
locali, dove vivono 10 milioni di persone è la ragione portante dellassenza
di una chiara politica del Governo a favore dei piccoli comuni che costituiscono
lidentità e la radice del popolo italiano.Altro, che senso dei
cittadini, il Presidente del Consiglio con lintervento di Genova ha
dimostrato di non avere nessun rispetto per le autonomie locali, relegate
ingiustamente ai margini della politica nazionale e viste solo come una fonte
di spesa e di spreco inutile e dannoso. E intanto dimentica la propaganda
elettorale delle tre i, impresa, inglese, informatica. Tutti sogni
rimasti nel cassetto visto che nella scuola e nella vita quotidiana delle
famiglie che vivono nelle piccole comunità, linglese, linformatica
e limpresa, continuano ad essere un sogno che molto presto si trasformerà
in un vero incubo. Il Presidente del Consiglio trovi un po' di tempo per fare
visita ai piccoli comuni di Morterone (46 abitanti) o Celle di San Vito (256
abitanti) e si renda conto personalmente del disagio reale in cui versano
quei cittadini di cui crede di avere un grande senso.
Il Portavoce
Virgilio CAIVANO
Roma, 11.ottobre.2004
PER MOLTI PICCOLI COMUNI E LULTIMA
FINANZIARIA
Le legge finanziaria 2005, in discussione alla Camera rappresenta per i piccoli comuni al disotto dei mille abitanti il colpo definitivo. Con il ritorno nel patto di stabilità per i piccoli comuni ed il tetto di spesa del 2%, non ci sono più i margini di manovra per evitare il dissesto finanziario. I tagli previsti dalla finanziaria graveranno sui comuni nella misura del 58%, impedendo di fatto, lerogazione da parte dei piccoli comuni di qualsiasi servizio alla persona, ameno di un duro inasprimento delle imposte locali. La manovra proposta dal Ministro Siniscalco, costringe i Sindaci dei piccoli comuni italiani del nord e del sud a fare scelte drammatiche sui tagli ai servizi. In molti piccoli comuni per garantire la mensa ai bambini delle scuole materne e lutilizzo dello scuolabus, i sindaci hanno dovuto spegnere gran parte della pubblica illuminazione per risparmiare. Per tutte le Amministrazioni Comunali che hanno già espletato le gare di rito per la gestione della mensa, o della manutenzione degli impianti di riscaldamento con il relativo approvvigionamento di combustibile, si apre il dramma di non poter onorare gli impegni e quindi di non poter pagare le ditte fornitrici. Una tragedia annunciata, che tocca dieci milioni di cittadini residenti nei piccoli comuni italiani e che si vedono privati dei più elementari servizi, come lassistenza domiciliare integrata alla persona, oppure il diritto allo studio (la Regione Calabria ha invitato i sindaci dei piccoli comuni a fare le fotocopie per i libri di testo delle scuole elementari). Ai Sindaci non resta che super tassare i cittadini contribuenti, che sono non dimentichiamolo, per il 70% persone anziane, con una pensione di 500 euro al mese. Cittadini, figli di un dio minore che non hanno diritto alladsl, visto che la Telecom non realizza le cosiddette autostrade informatiche nonostante i contributi dellUnione Europea,e la finaziaria non prevede risorse in tal senso, costringendo le piccole comunità nellera della comunicazione allisolamento assoluto. Per i giovani che vivono nelle piccole comunità, viene meno quindi quel diritto, alle pari opportunità, tante volte sbandierato, e sempre negato. La desertificazione demografica in atto, trova in questa finanziaria, terreno fertile, visto che non ci sono risorse vere per rilanciare lo sviluppo e loccupazione, con una ripresa dellemigrazione dal sud al nord devastante per il tessuto sociale nazionale. In seguito alla riforma Moratti ed ai agli in finanziaria per i bambini che vivono nei piccoli comuni dove si registrano nascite da prefisso telefonico che porteranno nel giro di tre anni centinaia di bambini a fare i pendolari già dalla scuola materna e tutto questo nonostante le tanto propagandate tre i: impresa, inglese, informatica. Una legge finanziaria iniqua che porterà la stragrande maggioranza dei piccoli comuni della fascia alpina ( tutti dai 46 abitanti di Morterone, ai 2000 di Lamon) a chiudere per fallimento e lasciare una grande area territoriale senza la presenza delluomo con conseguenze devastanti, per il controllo e la manutenzione del territorio. Una finanziaria, che azzera di fatto ogni ipotesi di sviluppo e di rilancio dei piccoli comuni. Proprio nel momento in cui si registrano importanti segnali di controtendenza, con tantissime richieste, anche dagli Stati Uniti, di giovani e persone anziane che chiedono informazioni, su eventuali incentivi ed opportunità per insediarsi nei nostri piccoli comuni. Purtroppo, la logica che muove il Governo nazionale e la politica italiana, muove verso i grandi numeri, dimenticando che un pezzo importante del Paese sta scivolando nelloblio con conseguenze negative incalcolabili per tutto il sistema Paese.
VIRGILIO CAIVANO
Portavoce Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni
Approfondimenti
comunicato agenzia ANSA www.ansa.it
FOGGIA - Il presidente del consiglio,Silvio Berlusconi, ''non conosce il dramma dei piccoli comuni'': lo sostiene il portavoce dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, a proposito delle dichiarazioni fatte a Genova dal premier sui tagli in finanziaria e sugli eventuali sprechi delle amministrazioni locali. Tali affermazioni - sostiene Caivano - ''mettono in risalto plasticamente, la drammatica, mancata conoscenza delle reali condizioni in cui versano i bilanci di migliaia di piccoli comuni italiani''. ''Il rientro nel patto di stabilita' anche per le piccole comunita' ed il tetto del 2%, portano inesorabilmente - continua Caivano - al disastro finanziario tutti i piccoli comuni al disotto dei 1000 abitanti''. ''Il presidente del consiglio non sa che anche l' accesso ai finanziamenti comunitari - continua la nota - passa attraverso forme di cofinanziamento a carico dei bilanci dei piccoli comuni. Una situazione finanziaria sull'orlo del baratro che rende impossibile l'utilizzo di risorse comunitarie destinate ai dissesti idrogeologici, alla riqualificazione urbana, agli impianti fognari, alle infrastrutture di primo e secondo livello, all'innovazione tecnologica''. ''Questa mancata conoscenza delle problematiche che affliggono le piccole comunita' locali, dove vivono 10 milioni di persone e' la ragione portante - secondo Caivano - dell'assenza di una chiara politica del governo a favore dei piccoli comuni che costituiscono l'identita' e la radice del popolo italiano''. Per Caivano, il presidente del consiglio ''ha dimostrato di non avere nessun rispetto per le autonomie locali, relegate ingiustamente ai margini della politica nazionale e viste solo come una fonte di spesa e di spreco inutile e dannoso''. E ''dimentica la propaganda elettorale delle tre 'i', impresa, inglese, informatica. Tutti sogni rimasti nel cassetto visto che nella scuola e nella vita quotidiana delle famiglie che vivono nelle piccole comunita', l'inglese, l'informatica e l'impresa, continuano ad essere un sogno che molto presto si trasformera' in un vero incubo''. (ANSA).